|








|
     |
Questa
è una sezione dedicata ad alcuni dei viaggi
organizzati nel corso degli anni da
ARTEMA
Asolo
- Bassano
del Grappa - Bergamo - Bolzano
- Brescia - Como
- Ferrara - Firenze
- Genova - Lucca
- Mantova - Marostica
- Maser - Padova - Parma
- Pisa - Possagno
- Ravenna
- San Gimignano - Siena
- Torino - Trento
Treviso - Vienna
- Venezia - Vicenza
|
|
UNA
GIORNATA NELLA MARCA TREVIGIANA FRA ARTE E NATURA

LA VILLA
- IL
VENETO - PALLADIO
Il
territorio veneto compreso nel triangolo Vicenza-Treviso-Padova, è
fortemente segnato dalla presenza di ville: edifici extraurbani che
sorgono principalmente dal XV secolo con caratteri e funzioni
peculiari che li differenziano sostanzialmente sia dal palazzo di
città, sia da ogni altra costruzione di campagna (fattoria, casa
colonica).
La
villa , in senso lato, ha radici lontane che affondano nell'epoca
romana quando la mentalità pragmatica, utilitaristica dei patrizi
romani, dopo secoli di guerre di conquista e di interessi
architettonici e urbanistici tutti in funzione della costruzione di
un grande e potente stato, si ripiega su se stessa in una concezione
di vita più meditativa e salubre a contatto con la natura.
L'
"otium", lo svago sono le motivazioni che fanno sì che
nascano quelle famose ville descritte da Varrone, Catone, Virgilio,
Orazio, Plinio il Giovane, Vitruvio...
Fortunatamente
di alcune sono rimaste ampie testimonianze e non solo documentarie:
la villa Adriana di Tivoli , quella di Catullo a Sirmione, le ville
pompeiane...
Dopo
la pausa dell' età medievale, durante la quale la dimora in
campagna è legata al nuovo assetto della proprietà terriera e ai
nuovi modi di condurre l'agricoltura (la gestione mezzadrile per
esempio comporta un controllo sempre più diretto del padrone sul
colono) e tale dimora non ha propria tipologia architettonica, è
con l'Umanesimo che si
riallacciano i ponti con il passato romano e l'uomo esprime
nuovamente il desiderio di calarsi in una natura accogliente. La
villa torna ad essere luogo di delizia, lontana dagli affanni
cittadini (si pensi alle ville medicee dove Cosimo de' Medici si
recava per coltivare
l'anima).
Non
è solo l' "otium" la molla che lancia il fenomeno -
villa, Leon Battista Alberti ne aveva sottolineato l'utilità
pratico- economica che sarà, però, carattere vincente soprattutto
nel secolo successivo.
Le
ville venete
E'
attraverso questo passaggio che si arriva alle ville del Veneto,
regione dove se ne sono edificate in un grandissimo numero
(attualmente se ne contano circa quattromila, un patrimonio
decisamente unico!) e dove la villa rappresenta un elemento saliente
del paesaggio. Michelangelo Muraro conia una felice espressione che
rende benissimo l'importanza di questo fenomeno nei suoi molteplici
aspetti: egli parla infatti di civiltà
delle ville venete, nata e sviluppatasi da un lato
grazie ai proprietari terrieri, dall'altro agli architetti che
opportunamente stimolati hanno formulato un nuovo stile in rapporto
alla nuova funzione della villa.
Non
è un caso che le ville vengano costruite lungo tre direttive:
-
vicino a corsi d'acqua (siano fiumi, es. il Brenta, o canali
collegati; da sempre i corsi d'acqua sono oggetto di controllo e
cura particolare per scopi difensivi, ma anche economici e
commerciali);
-
vicino alle città (es. Vicenza);
-
nella zona pedemontana in corrispondenza di risorgive (in rapporto
allo sviluppo speculativo dell'agricoltura e in un momento in cui si
giudica redditizio l'investimento di capitale nelle campagne).
I
luoghi sono sempre ameni, piacevole lo "star in villa", ma
la scelta dell'ubicazione della nuova dimora, che deve essere
certamente confortevole e all'altezza del committente (in quanto
comunque status simbol), cade su quelle proprietà fondiarie
recentemente bonificate, ammodernate e sfruttate per avere su di
esse un controllo diretto: la villa diventa il centro di una vera e
propria azienda agricola.
MASER
- Villa Barbaro di Andrea Palladio
La Villa
, uno dei grandi temi dell’architettura del Rinascimento, venne
realizzata dal Palladio tra il 1556 e il 1559. Qui l’artista fonde
nel linguaggio classico la vocazione della villa quale luogo
agricolo e di delizia, innestando con armonia ed equilibrio il
fronte anticheggiante con le moderne “barchesse”, il tutto
inserito nella rigogliosa natura. All’interno il Veronese mette in scena una grande decorazione che gioca tra realtà
e inganno illusionistico creando finte architetture che si
confondono con quelle vere, aprendo le pareti su luminosi e ariosi
paesaggi, popolando ogni angolo con personaggi mitologici e ritratti
della famiglia Barbaro.
ASOLO
-
Gioiello della
Marca Trevigiana, meta prediletta
di poeti, artisti e
letterati. La città si presenta nel suo aspetto rinascimentale, con
uno straordinario nucleo storico che fa perno intorno al Duomo
e con la suggestiva e misteriosa Rocca residenza della regina
Caterina Cornaro.
POSSAGNO
- Piccolo borgo
che ha
dato i natali ad
Antonio Canova,
il più grande
scultore neoclassico. Qui si trova il Tempio canoviano e la casa del
maestro dove è stato raccolto tutto il materiale esistente alla sua
morte nell’atelier romano. In un allestimento di forte impatto e
suggestione, si ripercorre nella Gipsoteca l’iter artistico dello
scultore attraverso i modelli in gesso originali e i bozzetti delle
sue opere più famose: dalle “Tre Grazie” ad “Amore e
Psiche”, dai ritratti di Napoleone a Paolina Borghese, dalle steli
ai grandiosi monumenti funebri.
Una
Giornata a Brescia
IN OCCASIONE DELLA MOSTRA
“MONET,
LA SENNA
, LE NINFEE.
Il grande fiume e il nuovo secolo”
“Ho
iniziato cose impossibili da farsi:
acqua con erbe ondeggianti sul fondo,
uno spettacolo meraviglioso,
ma da rendere pazzi a volerle ripetere”
Monet,
Giverny, 2 giugno 1890

“Monet,
la Senna
, le ninfee. Il grande fiume e il nuovo secolo” questo il titolo
della mostra dedicata ad un tema tanto affascinante che si tiene
nella splendida cornice del Museo di Santa Giulia a Brescia. Una
mostra che conta più
di cento opere di Monet, Pissarro, Sisley, Daubigny, Corot, Renoir e
Caillebotte dove protagonista è
la Senna
con il suo lento scorrere.
In
otto sezioni si ripercorre il cammino che ha portato alla
rivoluzione impressionista partendo dai dipinti di Corot e Daubigny
bagnati dalla luce del “pein air” riflessa sulle acque del
grande fiume francese, per passare a quelle di Pissarro, Renoir,
Sisley e l’eccezionale nucleo di opere di Caillebotte prestate
dagli eredi.
Infine
Monet, dagli esordi a Le Havre, dove già mostra tutto il suo
interesse per la luce e l’acqua, alla grande stagione parigina con
la Senna
protagonista; le stagioni trascorse ad Argenteuil e a Vétheuil,
sempre a contatto con il fiume dipinto con tocchi rapidi di colore
vibrante che restituiscono la mutevolezza della luce. E infine,
Giverny, la sua casa, ricostruita in scala, con il giardino, il
laghetto, creato deviando il corso del fiume, il ponte giapponese e
le ninfee …
BRESCIA
“Leonessa d’Italia”
Brescia
e le sue piazze, Brescia e le sue chiese, Brescia e le tracce del
suo glorioso passato …
Dalla
Brixia romana, di cui sono visibili i grandiosi e suggestivi resti
del Foro e del Tempio Capitolino, alla città medievale con il
Broletto,
la Torre
del Popolo, il Duomo Vecchio e
la Rotonda
; dal Rinascimento di cui è testimonianza il Palazzo della Loggia e
l’omonima piazza porticata con l’Orologio che dal Cinquecento
scandisce il tempo che passa, all’epoca moderna segnata dal volto
severo degli Anni Trenta di Piazza Vittoria.
Una
giornata a TORINO in
occasione della mostra
“Gli impressionisti e la neve
”
Torino,
Palazzina della Promotrice delle Belle Arti
Il
tema della mostra “La neve e l’inverno” si collega
all’evento sportivo dei Giochi Olimpici Invernali
che si terranno a di Torino nel 2006.
Sono
circa centocinquanta le opere presentate negli spazi suggestivi,
completamente riportati all’antico splendore, della Palazzina
della Promotrice delle Belle Arti, nel Parco del Valentino, tra
il Castello e il Po. Una mostra che si presenta come il primo
vero grande confronto tra l’arte impressionista e l’arte di
tutto il resto del Continente, nessuna nazione esclusa.

Tutto
ciò con il minimo comune denominatore della neve dipinta, che è
stata elemento di straordinaria importanza nella seconda metà del
XIX secolo. Ne nasce una splendida, diramatissima storia, che
consentirà ai visitatori di fare molte scoperte. Poiché accanto ai
nomi notissimi di Van Gogh, Monet, Gauguin, Manet, Sisley, Pissarro,
Munch, Segantini e tanti altri, e accanto a molti tra i loro
capolavori provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, vi
saranno i capolavori meno noti di tutta una serie di artisti che
hanno lasciato tracce indelebili nella storia della pittura.
TORINO
Torino
non è propriamente una città ”a vocazione turistica”, eppure
la sua storia e il suo patrimonio artistico sono di grande interesse
e riguardano la storia di tutti noi. Da qui, infatti, partì il
processo di unificazione del nostro Paese sotto l’egida della
Monarchia Sabauda e Torino dell’Italia unita fu la prima capitale.
L’impronta
del suo passato glorioso e ricco sta nelle ariose piazze, negli ampi
viali, negli eleganti portici, nei palazzi e chiese barocche, nella
severità di un’urbanistica geometricamente definita dalle strade
che, seguendo il tracciato romano, si intersecano
perpendicolarmente. E in mezzo a tanto rigore improvvisamente, lungo
la riva del Po che bagna la città, appare come in un sogno un Borgo
Medievale. Immerso nel verde del Parco Valentino, con le sue
botteghe artigianali, i suoi vicoli, le case “antiche”, le torri
merlate, il Borgo fa rivivere, secondo lo spirito romantico
ottocentesco che lo ha concepito, la vita del Medioevo.
Il Museo del Cinema e
la Mole Antonelliana

Il
Museo del Cinema è invece ospitato nella celebre Mole
Antonelliana. Edificio nato nel secondo Ottocento per essere
Tempio israelitico, le sue vicende costruttive furono complesse
e tormentate. Con un’altezza di
m.167,50 è l’edificio in muratura più alto in Europa,
salendo si gode di una spettacolare vista panoramica sulla città,
sui colli torinesi e sulle Alpi che circondano Torino.
“Il
Cinema vive nella Mole”: con questo slogan il 20 luglio 2000
si apriva forse il
Museo più importante dedicato alla cinematografia. Nei tre
piani della Mole Antonelliana migliaia di pezzi fra apparecchi e
accessori, materiali di scena e costumi, registrazioni sonore,
manifesti, documenti fotografici, illustrano l’uscita,
l’affermazione e gli sviluppi più recenti dell’industria
cinematografica e, con un po’ di sana nostalgia, si riscoprono
quei films che
hanno fatto grande il cinema.
|
Due
Giorni a Pisa e Lucca
in occasione della Mostra
Cimabue
a Pisa
La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto
(Pisa, Museo Nazionale di San Matteo)

PISA
Fra
le città toscane Pisa è l’unica ad essere quasi esclusa dal
rinnovamento culturale ed artistico del Rinascimento: la sua fortuna, i
suoi tesori sono infatti il frutto di uno sviluppo tutto medievale,
quando, tra i secoli XII e XIII, Pisa divenne una grande potenza economica
e politica. Repubblica marinara con le sue navi dominò il Mediterraneo,
commerciò con terre lontane riportando ricchezze incomparabili … Il
Medioevo coincise quindi con il periodo di massimo splendore: i numerosi
edifici civili e religiosi, le piazze, i tipici vicoli stretti che corrono
perpendicolari all’Arno, testimoniano, nella forma
urbis del centro storico, la notevole stabilità economica e politica.
E
il Campo dei Miracoli è lì a dimostrazione di tanto splendore e
bellezza di un’epoca gloriosa e florida: un vertice eccelso a cui
seguì un lento ed inesorabile declino, decretato dalla rivale Genova con
la sconfitta della Meloria nel 1284 e successivamente da Firenze. La
perdita della Sardegna e del predominio sul mare relegò infine Pisa in
una sorta di isolamento da quale uscì molti secoli dopo ...

LUCCA
"I
lucchesi si aggirano cauti nelle loro strette, buie, contorte strade,
fitte e zeppe di muri e muraglie, a loro volta fasciate dalle alte mura
della città, dai bastioni. E intorno al cerchio l'anello dei monti, quasi
che quel posto sia l'unico stato della terra, l'unico vero governo. I
lucchesi hanno una bellissima città, una delle più belle città del
mondo, armonia, grazia, misura, musica... Essi conservano tutto e sopra
ogni altro l'esperienza che dice di stare nella misura, anzi al di sotto
di questa, fare il passo ancora più breve di quello che la gamba potrebbe
compiere con facilità."
Mario
Tobino,
Sulla spiaggia e al di là del molo
Quali
migliori parole per presentare una città di origini antichissime che ha
incredibilmente conservato un volto antico chiuso dal profilo stellare
delle sue mura?
Lucca
è così, arroccata fra le mura, percorsa da stradine, segnata da
splendidi monumenti medievali (
la Cattedrale
, le torri …) e opere rinascimentali di somma bellezza come il monumento
funebre di Ilaria del Carretto, ed infine la celebre piazza ovale
dell’Anfiteatro, tappa obbligatoria per coloro che approdano a Lucca
insieme al Volto Santo, crocifisso ligneo tunicato il cui culto sin dai
tempi più remoti è profondamente sentito dai fedeli e da tutti i
cittadini, tanto da farne emblema della città stessa.
Cimabue
a Pisa
La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto
“Cimabue
a Pisa. La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto” è la prima
tappa di un progetto triennale di grandi esposizioni dedicate alle origini
della pittura cristiana in Occidente. Una prima tappa affascinante che
riunisce una sequenza mozzafiato di capolavori nati in questa terra
toscana, ma poi dispersi nel mondo e fatti rientrare per l’occasione.
Una immensa “diaspora”
di cui è testimone
la “Madonna in trono con Bambino e Santi” e la
“Flagellazione”, opere di Cimabue, conservate rispettivamente alla
National Gallery di Londra ed alla Frick Collection di New York, tornate
per la prima volta dopo secoli in Italia.
Nel
Duecento Pisa fu uno dei centri più importanti e precoci nella
“tramitazione” in Italia delle più aggiornate ricerche dell’arte
bizantina, anche in conseguenza delle sue intense frequentazioni
commerciali, politiche e militari nell’area. Dal vero e proprio
pullulare di botteghe d’arte, prendono forma linguaggi nuovi destinati
ad influenzare l’intera storia dell’arte italiana. E qui a Pisa oggi
si ammira il meglio della feconda e raffinata produzione pittorica in città
in un arco cronologico di circa 100 anni, vale a dire da Giunta Pisano -
il più grande e innovativo pittore della prima metà del Duecento –
fino all’arrivo dell’opera di Giotto, attraverso il “San Francesco
che riceve le stigmate” (oggi conservato al Louvre), eseguito per
l’omonima chiesa cittadina. Un panorama, questo, che appare ricchissimo.
Una
sezione della mostra è inoltre dedicata al livello raggiunto a Pisa nel
Duecento dalle arti applicate e dalla miniatura, come evidenziato dalla
Croce reliquiario in cristallo, dai Corali e dagli Exultet miniati
provenienti dalle chiese di San Nicola, di San Francesco, di Santa
Caterina e dal Duomo di Pisa, e da una copiosa serie di sigilli in bronzo
di Confraternite e della città di Pisa, per la maggior parte inediti
e oggetto di recenti restauri.
Una
Giornata a Bergamo in occasione della Mostra
“Cézanne
e Renoir.
30 capolavori dal Musée de l’Orangerie”
la
mostra
Per
la prima volta in Italia 32 dipinti che costituiscono un nucleo
fondamentale del patrimonio del Musée de l'Orangerie di
Parigi e che sono stati eccezionalmente concessi in prestito essendo
attualmente in corso importanti lavori di ristrutturazione del museo
francese, tali da comportarne la temporanea chiusura. Quattordici sono i
lavori di Paul
Cézanne (le
celebri nature morte, i ritratti della moglie …), sedici
invece le opere di Auguste Renoir (
da Ragazze al piano del 1892, uno dei pezzi più
importanti e celebrati dell'artista francese, ai famosi ritratti di donne,
alle nature morte, fino ai dipinti raffiguranti il figlio Claude) A queste
opere si aggiungono anche una tela di Picasso
e una di Matisse.
Tutte
le opere appartengono alla Collezione di Paul Guillaume,
(1891-1934) critico, mercante e mecenate nella Parigi di Montparnasse.
Il percorso espositivo
permette di capire più fondo l'importanza storica ed artistica del
fenomeno impressionista e del suo fondamentale ruolo di ponte verso l'arte
moderna. Si presentano infatti le personalità opposte e complementari di
Cézanne
e Renoir,
che di questo movimento rappresentano in un certo senso i due poli: il
primo come sistematico ricercatore della struttura formale dell'immagine,
e dunque maestro ideale di Picasso
e del Cubismo, il secondo quale esponente di punta di una pittura
giocata sulla visione istantanea e sul valore espressivo della luce e del
colore in sé, e dunque in qualche modo precursore di Matisse
e dei Fauves.
Due
Giorni a Ravenna e Ferrara in
occasione della Mostra
“Il
Cubismo. Rivoluzione e Tradizione” (Ferrara,Palazzo dei Diamanti)
Ravenna
“O
la luce è nata qui o, qui imprigionata, libera regna”
Il
riferimento va naturalmente ai mosaici di cui Ravenna è ricchissima: va
alla luce che fa risplendere i colori, alla luce che si riflette nei
mosaici dorati; all’atmosfera di grande suggestione che si prova
entrando in edifici esternamente sobri nelle
murature in cotto, internamente trasfigurati dalla bellezza, dalla
preziosità di rivestimenti musivi e marmorei che “spiazzano” lo
spettatore coinvolgendolo nello sfavillio della luce.
Ravenna
è
la città del mosaico, un primato
riconosciutole anche dall’Unesco che ha dichiarato patrimonio
dell’umanità i suoi monumenti
più belli.
Il
Mausoleo di Galla Placidia, Sant’Apollinare in Classe, Sant’Apollinare
Nuovo, il Battistero degli Ariani, San Vitale … non sono che gli esempi
più famosi, testimonianze preziose dell’importanza e dello splendore
della città che fu capitale ben
tre volte: con i Romani, con i Goti di Teodorico ed infine durante
l’Impero di Bisanzio.
Un
ruolo, quello di capitale, che nel corso dei secoli andò perdendo. Lo
stesso Porto di Classe venne in buona parte interrato e Ravenna, non più
snodo di traffici e commerci, entrò nell’ombra. Durante il Basso
Medioevo è da registrare, ciononostante, la presenza del sommo poeta
Dante Alighieri che qui morì nel settembre del 1321: la sua tomba si
trova presso i chiostri francescani.
Ferrara
e gli Estensi
La
cultura e l’arte tra Medioevo e Rinascimento
Ferrara,
definita da molti la più bella città dell’Emilia Romagna, ha
conservato intatto il suo centro medievale-rinascimentale,memoria
tangibile del glorioso passato di questa città che deve al governo
illuminato degli Estensi il suo splendore.
Ferrara
fu infatti per due secoli un vero e proprio crocevia d’arte e civiltà.
Gli Este, signori di una corte fra le più prestigiose del tempo,
accolsero poeti quali Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, che qui
composero rispettivamente l’Orlando Furioso e
la Gerusalemme Liberata
, e poi ancora il Boiardo, il Bembo; chiamarono
architetti del calibro di Leon Battista Alberti e Biagio Rossetti per
ampliare (le “addizioni”) e per ammodernare in senso rinascimentale la
città; presso la corte si formò la scuola pittorica ferrarese
(l’Officina ferrarese) sollecitata dal mecenatismo dei duchi: Cosmè
Tura, Ercole de’ Roberti, Francesco del Cossa …
La
grande stagione culturale di Ferrara prese avvio con
Alberto V che alla fine del Trecento fondò l’Università, ma
trovò nel Rinascimento la massima espressione grazie a Leonello, Borso,
Ercole I che, sposatosi con
Eleonora, figlia del Re di Napoli, diede fama internazionale al ducato,
poi ancora, prima della crisi, Alfonso II.
Fasti
antichi, mai dimenticati, che in questi ultimi anni sono tornati a
rivivere grazie ad una politica di “museo diffuso” che si è prodigata
in restauri monumentali, recuperi archeologici, grandi rassegne d’arte
di alto profilo.
Fra
i monumenti più significativi il Castello
Estense,
la Cattedrale
romanica, il Palazzo Schifanoia con il celebre ciclo di affreschi dei Mesi
opera dell’Officina ferrarese, i Palazzi di Corso Ercole I d’Este,
vera spina dorsale dell’Addizione erculea. Fra i Musei sono degni di
nota, oltre al Museo della Cattedrale, al Museo Ebraico, quelli dedicati a
personaggi per più motivi legati a Ferrara: dalla Casa dell’Ariosto, al
Museo Giovanni Boldini; dal Museo De Pisis, a quello di Michelangelo
Antonioni.
La
Mostra
a Palazzo dei Diamanti
“Il
Cubismo. Rivoluzione e tradizione”
Nell’autunno
del 1908 Braque e Picasso, muovendo dalla lezione di Cézanne,
inaugurarono un modo totalmente nuovo di rappresentare le forme e gli
oggetti nello spazio, insomma di dipingere la realtà. Era l’inizio di
una vera e propria rivoluzione che sovvertì i canoni tradizionali della
pittura e segnò una svolta radicale nella storia dell’arte moderna. La
mostra ferrarese, la prima grande esposizione dedicata al Cubismo in
Italia, illustra i momenti salienti dello sviluppo di una delle più
importanti correnti artistiche di tutti i tempi, dalla sua nascita fino
agli anni Venti. Oltre alle opere di Braque e Picasso, quelle di Gris,
Lèger, Derain, Gleizes, Metzinger che rappresentano la continuità del
Cubismo, accanto ad opere di Delaunay, Mondrian, Soffici e Rivera segnate
dalla forza e dalla modernità della lezione cubista. Opere provenienti
dalle maggiori collezioni private e dai maggiori musei d’Europa e
d’America: un’occasione da non perdere!
|
due
giorni a Firenze in occasione della Mostra
“Botticelli e
Filippino. L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina
del Quattrocento”
La
Mostra
|
Una
giornata a Genova in occasione della mostra
“L'Età
di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi
LA
CITTA
’
Genova
è una città riservata e orgogliosa, una città
che merita una visita non frettolosa per apprezzarne la bellezza:
l’atmosfera magica del Porto Antico, cuore pulsante della città, il
golfo abbracciato dalle colline, i
palazzi sontuosi, le strade aristocratiche e i caruggi brulicanti di vita.
|
|
|
|
|
La
mostra “Botticelli e
Filippino. L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina
del Quattrocento” allestita nelle sale del Palazzo
quattrocentesco del ricchissimo banchiere Filippino Strozzi, è
l’occasione per rivisitare Firenze ed in particolare
per sviluppare un percorso nella città dei Medici, quei Medici
che ne hanno segnato la storia, la cultura, l’arte.
L’esposizione di Palazzo Strozzi presenta una raffinata
selezione di opere veramente splendide di Botticelli,
l’artista che più di ogni altri incarna l’ambiente colto
della corte di Lorenzo il Magnifico e del suo allievo Filippino
Lippi, del quale si celebrano i cinquecento anni delle morte.
Insieme i due pittori diedero vita ad immagini delicate e
poetiche di straordinario lirismo; immagini che, vissuti gli
anni tormentati del Savonarola si trasformarono e si fecero
accorate, appassionate e drammatiche.
“Grazia e inquietudine” il sottotitolo della mostra: la
“grazia” emblema del secolo di Lorenzo il Magnifico, Di
Poliziano, di Ficino, di Pico della Mirandola, la “grazia”
che è eleganza intellettuale, raffinata rappresentazione dei
sentimenti. E “l’inquietudine” che dopo la morte del
Magnifico chiude un secolo splendido, il Quattrocento, e mette
fine agli ideali umanistici:
la precarietà, l’angoscia cancellano ogni certezza, la
predicazione minacciosa, apocalittica di Gerolamo Savonarola sarà
tragicamente profetica…
Firenze
al tempo dei Medici: da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico
al Granduca Francesco I,
I’età d’oro del Rinascimento
|
LA
MOSTRA
: L'Età
di Rubens.
Dimore,
committenti e collezionisti genovesi
La
presenza di Rubens a Genova nel primo quarto del Seicento coincide
con la stagione di massimo splendore del patriziato locale, composto
per la maggior parte da banchieri di recente nobiltà, ma dotati di
disponibilità finanziarie immense. Ambizione, gusto raffinato e
sapiente politica di investimenti concorrono in quegli anni alla
nascita di collezioni artistiche straordinarie, in grado di
competere con quelle dei maggiori sovrani europei dell'epoca.

|
|
Percorrendo
le strade di Firenze si rivivranno i momenti, la società e la
cultura nel delicato passaggio tra Quattro e Cinquecento,
attraverso l’arte di grandi maestri, dei mitici “geni
fiorentini”.
Nella Galleria degli Uffizi ognuno di loro è rappresentato con
opere eccezionali da Masaccio a Beato Angelico, da Botticelli a
Leonardo da Vinci, dai pittori della crisi (Pontorno, Rosso
Fiorentino) all’immenso Michelangelo…
|
Vi
figuravano dipinti di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Frans Floris,
Caravaggio, Annibale Carracci, Guido Reni, Ribera, Procaccini,
Orazio e Artemisia Gentileschi, Strozzi, Van Dyck e, naturalmente,
Rubens, in una sapiente commistione di opere contemporanee e del
passato più recente e accreditato.
L’allestimento della mostra, che è il risultato di un meticoloso
lavoro di ricerca, vuole offrire al visitatore proprio la
suggestione di varcare la soglia di una quindicina di grandi dimore
genovesi dell’epoca e di evocare le figure di alcuni di quei
collezionisti e committenti straordinari: oltre un centinaio di
opere tra dipinti, arazzi ed eccezionali argenti da parata,
provenienti dai musei di tutto il mondo, consentono di seguire un
percorso emozionante a ritroso nel tempo.
Le diverse sezioni presentano, tra le altre, la ricchissima
quadreria di Gio.Carlo Doria - ritratto a cavallo proprio da Rubens
- e la sua “Wunderkammer”, una camera delle meraviglie ricca di
curiosità naturalistiche; la serie delle Arti Liberali di Frans
Floris, acquistata ad Anversa da Gerolamo e Gio.Agostino Balbi e
ricomposta qui per l’occasione; la spettacolare Morte di Argo
dipinta da Rubens per Stefano Balbi, finanziere a Milano; la
quadreria di Gio. Filippo Spinola, il primo in Europa ad aver
assicurato alla sua collezione una delle grandi Cene di Veronese.
Infine, due sezioni staccate sono previste in due dimore storiche
della città divenute museo: presso
la Galleria Nazionale
di Palazzo Spinola, che conserva la quadreria di Ansaldo Pallavicino,
e
la Galleria
di Palazzo Rosso dove si trovano significative testimonianze della
quadreria Brignole Sale.
|
|
I luoghi dei
Medici non possono non comprendere San Lorenzo che fu la loro
chiesa e che fu prototipo degli ideali architettonici
rinascimentali di razionale e classica misura e decoro. Fu anche
luogo di sepoltura della famiglia, , nella Sacrestia Vecchia del
Brunelleschi, in quella Nuova di Michelangelo, la cui potenza
creativa, sia architettonica, sia scultorea, ha creato un
insieme affascinane, ed infine nella Cappella dei Principi,
fastoso e prezioso scrigno la cui opulenza e ricchezza maschera
di fatto la crisi e la decadenza…
|
Una
giornata a Bergamo in occasione della mostra e visita della Città
Alta
“Fra’
Galgario. Le
seduzioni del ritratto del ‘700 europeo“ e I TESORI DI BERGAMO
|
|
UNA
GIORNATA A VENEZIA
IN
OCCASIONE DELLA MOSTRA
I
FARAONI
Venezia,
Palazzo Grassi
Questa volta
Venezia, dopo aver già incontrato antiche e gloriose
civiltà, apre le sue porte al mondo Egizio ed accoglie nella
degna cornice di Palazzo Grassi circa 300 reperti e grandiose
opere d’arte, provenienti da musei e collezioni private di
tutto il mondo, dedicate alla figura del Faraone, alla sua
regalità, alla sua divinità, ai riti, alle dinastie.
La storia
dell’Egitto è legata del resto al Faraone: figlio del Dio
Sole, posto sulla terra per respingere il male e il caos, per
garantire la pace, la prosperità e il benessere. Le opere che
celebrano il Faraone ci restituiscono immagini splendide per
materia e per arte: maschere funebri d’oro con i tratti
ideali di una presenza sovrannaturale; statue ieratiche e
immobili come fermo e assoluto era il suo potere; gioielli e
oggetti preziosi, anche se d’uso quotidiano..
|
La
Mostra
Presso
l’Accademia Carrara dal 2 ottobre prenderà vita una mostra-evento
dedicata al pittore bergamasco Vittore Ghislandi, noto con il nome
di Fra’ Galgario, vissuto a cavallo fra Sei e Settecento, fine
interprete della temperie culturale del secolo e soprattutto grande
ritrattista a livello europeo. E’ proprio sulla produzione di
ritratti che la mostra pone l’accento: ritratti di forte presa,
talvolta impietosi per la lucidità con cui il pennello di Fra’
Galgario scava e immortala volti accattivanti di bambini o laidi
aristocratici avvolti da nastri e trini.
Oltre
ai suoi dipinti, sarà possibile confrontare e ammirare la
produzione di maestri italiani e stranieri del Settecento che hanno
raggiunto con il Ghislandi i vertici della ritrattistica.
Un
evento di grande impegno critico e di altissimo valore, cui
probabilmente si affiancherà l’apertura straordinaria di illustri
palazzi aristocratici di Bergamo che hanno conservato decori e
arredi del XVIII secolo.
Bergamo
Numerosi
sono i tesori che Bergamo possiede e che meritano di essere
conosciuti, ma è la città stessa ad avere un fascino particolare:
la città bassa, moderna, accogliente e luminosa ospita il Palazzo
dell’Accademia Carrara, una delle Pinacoteche più importanti
d’Italia; la città alta, antica, silenziosa e pittoresca
protegge con le mura cinquecentesche erette da Venezia, cui
Bergamo fu soggetta per secoli, torri e campanili, palazzi e chiese
di grande bellezza. Sulla piazza principale, Piazza Vecchia, si
affacciano il Palazzo della Ragione, quello del Podestà veneto e
la Torre
civica. Accanto il centro religioso costituito dal Duomo, dalla
Basilica di Santa Maria Maggiore con le preziose tarsie eseguite su
disegno di Lorenzo Lotto, il Battistero e la celebre Cappella
Colleoni realizzata da Giovanni Antonio Amadeo: fastoso mausoleo del
condottiero Bartolomeo Colleoni, riccamente rivestito da marmi
policromi e raffinate opere scultoree, è sicuramente uno dei
capolavori del Rinascimento lombardo.
|
|
DUE
GIORNI A SIENA E SAN GIMIGNANO
IN
OCCASIONE DELLA MOSTRA
“Duccio.
Alle origini della pittura senese”
Il
Gotico e l’arte a Siena tra Duecento e Trecento. I valori civici medievali nella pittura sacra e profana da
Duccio a Simone Martini
|
DUE GIORNI A
TREVISO
E VICENZA IN OCCASIONE DELLA MOSTRA
“L'Oro
e l'Azzurro"
La
Mostra: “L’Oro e l’Azzurro. I
colori del Sud da Cézanne a Bonnard”
|
|

|
Il
titolo suggerisce quello che è il filone della rassegna: il
colore. Quel colore che è il protagonista in tanta pittura tra
Otto e Novecento; quel colore che è vibrazione, emozione; quel
colore che cattura le luci della natura, del paesaggio,
soprattutto della Francia meridionale che si affaccia splendida
sulla costa mediterranea. E’ il colore steso in modo costruttivo
da Cézanne che immortala in mille vedute la sua Provenza; è il
colore personale e gioioso di Matisse e compagni; è il colore
piatto e raffinato di Pierre Bonnard. ”L’oro e l’azzurro”:
l’oro del sole e l’azzurro intenso e palpabile del mare e del
cielo del Sud.
|
|
|
|
|
La
Città: Treviso

Nonostante
Treviso sia ormai una meta consueta dei nostri itinerari, ogni volta ne
scopriamo qualche aspetto nuovo. Quest’anno ci accosteremo e conosceremo
un gioiello della città: il complesso conventuale di Santa Caterina, il
cui recupero iniziato nel dopoguerra è ora finalmente concluso.
All’interno della chiesa ammireremo splendide pitture tardogotiche ad
opera di Gentile da Fabriano e allievi e il prezioso e incantevole ciclo
con le Storie di Sant’Orsola dipinto da Tommaso da Modena tra il 1355 e
il 1358.
Bassano
del Grappa

Piacevole
e suggestiva meta: Bassano bagnata dalle acque del fiume Brenta, è famosa
per il pregiato distillato e per il Ponte degli Alpini simbolo della città,
ma presenta anche suggestive piazze e antichi e nobili palazzi.
Marostica

Cittadina
medievale fortificata è celebre nel mondo per la storica partita a
scacchi che dal 1454 viene giocata sulla Piazza del Castello Inferiore da
uomini in costume e cavalli.
Vicenza
Il
comune di Vicenza ha promosso un progetto
che si articola nell’arco di un paio di anni mirato a valorizzare
il volto rinascimentale della città, che deve ad Andrea Palladio e ai
suoi allievi il ruolo di vera capitale dell’architettura.
La
straordinaria stagione palladiana, che coincide con il rigoglio economico
e politico di Vicenza, ha lasciato pregevoli palazzi in cui il classicismo
si sposa con invenzioni sorprendenti: dalla celebre Basilica Palladiana, a
Palazzo Chiericati, dalla Villa Capra “La Rotonda” al Teatro Olimpico.
Quest’ultimo, progettato da Palladio su modello dei teatri antichi, ha
una splendida scena disegnata da Vincenzo Scamozzi. Arcate sovrapposte,
colonne, statue, prospettive di strade creano illusionistiche e profonde
vedute che fanno di questa scena una delle più belle esistenti al mondo.
UNA GIORNATA
A COMO
COMO
E LE SPONDE DEL SUO LAGO
Il
fascino del tempo passato fra ville, giardini e antiche mura

Lungo
le sponde del Lago di Como si affacciano splendide ville in una
cornice di monti e di verde di grande suggestione. Fra queste una
delle più celebri è la Villa Carlotta a Tremezzo: nelle sale di
questa dimora neoclassica si trova la raccolta d’arte di
Giovanni Battista Sommariva, che collezionò opere dei maggiori
artisti della sua epoca (Canova, Thorvaldsen). Ma la Villa è
altresì famosa per l’incantevole giardino botanico dal quale si
gode una suggestiva vista sulle Grigne e sul lago proprio di
fronte a Bellagio e alla Villa Melzi.
Tra
le mura di Como, lungo il
tracciato delle sue vie strette e perpendicolari si
scoprono palazzi storici e antiche chiese. Da Piazza San Fedele,
area dell’antico mercato, alla Piazza della Cattedrale con
l’imponente e affascinante mole del Duomo, alla zona della
Cortesella dove si trova Sant’Abbondio, tipico esempio di
architettura romanica con forti influssi transalpini, famosa per
il ciclo di affreschi del Trecento.
L’
AUSTRIA
E I MERCATINI DI NATALE
|
|
Ogni guida della
città di Siena si apre con le parole incise sulla fronte della
porta più importante, la Porta Camollia, “Cor magis tibi
Sena pandit” “Siena ti apre il suo cuore più largo di
questa porta”. E’ un benvenuto che da secoli ricevono tutti
coloro che qui giungono, un tempo attraverso l’antica Via
Francigena percorsa da pellegrini e viandanti, oggi attraverso le
moderne vie di comunicazione.
Ma nonostante il viaggiare più
comodo e veloce, il fascino dei colli senesi; il paesaggio
verdeggiante punteggiato da ulivi, viti, cipressi; i borghi
medievali con mura e torri; le suggestive abbazie che ci conducono
fuori dal tempo; le colline argillose della parte meridionale del
territorio senese e la città stessa in pietra e cotto sono rimasti
intatti: quasi nulla è cambiato nel fluire del tempo che lega in
modo indissolubile passato e presente.
“Siena ti apre il suo cuore” e con esso svela la sua storia, il
carattere fiero e ambizioso dei senesi che hanno fatto fiorire la
loro città con quell’immagine elegantemente mondana, ma insieme
anche mistica (a Siena nacque,visse e ricevette le stigmate Santa
Caterina), soprattutto nei secoli d’oro del Due e Trecento, prima
che la “morte nera” (1348) ne arrestasse lo sviluppo.
E’ a questo momento che fa riferimento la mostra dedicata a colui
che fu il fondatore della scuola pittorica senese: Duccio di
Buoninsegna.
LA
MOSTRA: DUCCIO.
LE ORIGINI DELLA PITTURA SENESE
E’
la prima mostra monografica dedicata a Duccio di Buoninsegna: Siena
finalmente rende omaggio al capostipite dell’arte senese che ha
segnato profondamente, non solo l’ambito pittorico, ma tutta la
cultura di questa città con la raffinatezza cromatica, con la
morbida e sinuosa linearità, con il tono malinconico della sua
arte.
L’occasione
è offerta dal restauro della grande vetrata circolare ideata da
Duccio per l’abside del Duomo. La possibilità di accostarsi a
questo capolavoro dell’arte vetraria è veramente unica, così
come l’affascinante percorso costruitole intorno attraverso le
opere del Maestro, ma anche degli artisti che lo hanno preceduto e
seguito riprendendone lo stile. Opere pittoriche, scultoree e di
oreficeria: testimonianze preziose di un’arte elegante e raffinata
tipica del gusto senese aristocratico e cortese.
Oltre
alle opere esposte in mostra, di Duccio si potrà ammirare la
grandiosa Maestà, da lui eseguita per l’altare maggiore del Duomo
tra il 1308 e il 1311, conservata nel Museo dell’Opera, e l’affresco
del “Castello di Giuncarico” nel Palazzo Pubblico.
Infine
il percorso duccesco si conclude con un inedito:
gli affreschi della cripta del Duomo che, recentemente
scoperti e restaurati, brillano nei loro colori sontuosi (blu
lapislazzuli) e ori splendenti.
SIENA

Siena
sorge sulla dorsale di tre colli, da cui si dipartono tre vie che
sono l’ossatura della città e che si prolungano entro la cerchia
di mura antiche che circoscrivono e proteggono l’impianto
medievale urbano.
Le
origini di Siena sono incerte e leggendarie, ma certo è il suo
sviluppo che si manifesta con il consolidarsi di un potere
oligarchico (il Governo dei Nove) rappresentato dalle famiglie di
grandi mercanti e banchieri che assicurano, dalla fine del Duecento
al 1355, prosperità ai senesi e dotano la città di insigni
monumenti, quali il Palazzo Pubblico e il Duomo, insieme alle
grandiose chiese degli ordini mendicanti di San Francesco, San
Domenico e Santa Maria dei Servi.
Il
Palazzo Pubblico in particolare, con la Torre del Mangia che svetta
a più di cento metri sulla eccezionale Piazza del Campo, ampio
spazio a forma di conchiglia, è cuore della città e simbolo dei
valori civici e degli ideali medievali ancora oggi perpetuati nel
famoso Palio.
Ma
l’apice dell’arte senese è toccato dalla pittura. Le opere di
Duccio di Buonisegna, Simone Martini, dei Lorenzetti hanno incarnato
la devozione religiosa del tempo e l’orgoglio comunale di Siena.
Basti pensare alla Maestà di Duccio, trasferita dalla bottega del
pittore al Duomo con una processione solenne e festosa;
all’affresco di Simone Martini nella Sala del Mappamondo di
Palazzo Pubblico dedicato a Guidoriccio da Fogliano, vittorioso
capitano di ventura al servizio di Siena, o ancora ai celebri
dipinti di Ambrogio Lorenzetti che nella sede del potere celebrano
il Buon Governo e denunciano i pericoli del Cattivo Governo: vero
compendio dello spirito medievale.
L’ultima
stagione artistica che vede Siena ancora protagonista si gioca a
cavallo tra il XV e XVI secolo, ne sono protagonisti i senesi
Sassetta, Vecchietta, Sodoma e Domenico Beccafumi. Con loro si
chiude un’epoca e la gloriosa storia di questa città.
Sacro e profano si incontrano quindi nella città di Siena, ma anche
nelle terre vicine, fra i colli punteggiati da ulivi, viti,
cipressi, e nei borghi che hanno mantenuto l’aspetto e
l’atmosfera dei secoli passati: come a San Gimignano con le
sue torri simbolo del potere e dello spirito medievale in continua
tensione verso il cielo, verso il divino.
|
|
una giornata
A Mantova
IN
OCCASIONE DELLA mostra
“Gonzaga.
La Celeste Galleria”
“…questa
è una bellissima città e degna c’un si muova mille miglia per
vederla” (T.Tasso, 1586)

Certamente
nel Cinquecento recarsi a Mantova poteva essere un’impresa, ma di
fronte alla sua bellezza i rischi e i tempi si annullavano. Oggi il
nostro viaggiare comodo ci consente forse di apprezzare ancor di più
lo splendore di questa città “in
forma di Palazzo” circondata non da mura ma dall’acqua
silente del suo fiume, il Mincio, che la cinge con i laghi
Superiore, di Mezzo e Inferiore.
Mantova
è una città d’arte fra le più visitate nel nord Italia:
straordinari sono i suoi palazzi, Palazzo
Ducale
e Palazzo
Te;
suggestive le sue piazze, Piazza
Sordello,
ampio spazio che ha visto decollare e imporsi la dinastia dei
Gonzaga, e Piazza
Erbe,
cuore e salotto pulsante di vita; preziosi i suoi tesori che portano
la firma dei più celebri artisti del Rinascimento, Mantegna,
Pisanello, Giulio Romano…

Ma
oggi l’occasione di visita è ancor più ghiotta: le collezioni
dei Gonzaga, celeberrime in tutto il mondo per la ricchezza e
l’importanza delle migliaia di opere raccolte nelle sale del
Palazzo Ducale da ben sei generazioni, da
Isabella d’Este a Ferdinando Gonzaga,
sono tornate nella loro città dopo la distruzione e i saccheggi del
1627.
Una
selezione meticolosa di dipinti, bronzetti, gioielli provenienti da
musei e collezioni di tutto il mondo è stata esposta nelle
Fruttiere di Palazzo Te. Dopo quattro secoli le opere dei Gonzaga
tornano in un allestimento che rievoca le sale del Palazzo Ducale
che le ospitava: artisti come Mantegna,
Correggio, Giulio Romano, Tintoretto,
Rubens,
Guido Reni…propongono
nel loro accostamento confronti e intrecci interessanti.
PADOVA.
GIOTTO, DONATELLO E MANTEGNA.
LA
CULTURA PADOVANA
DALLA
CORTE DEI CARRARESI ALL’UMANESIMO

Padova
è una città che ha mantenuto, nonostante lo sviluppo moderno, il
fascino, l’atmosfera e i ritmi del passato, nonché l’aspetto
colto della cultura umanistica che ruota intorno alla prestigiosa e
antica Università.
In
un percorso che si snoda attraverso l’intera città, passando per
i luoghi di maggiore interesse storico-artistico, si scopre lo
splendido e monumentale ciclo pittorico di Giotto nella Cappella di Enrico degli
Scrovegni, la Chiesa
degli Eremitani, all’interno della quale si conservano, oltre
a decorazioni trecentesche, anche le tracce, seppure frammentarie,
degli affreschi del giovane Mantegna. Dagli Eremitani, dopo una
sosta allo storico Caffè
Pedrocchi, si volge verso il Palazzo
della Ragione con i
suggestivi dipinti astrologici dei Mesi e dei Mestieri in cui, fra
figurazioni fantastiche e
allegoriche, si rappresenta l’influenza dei pianeti sull’attività
dell’uomo.
L’itinerario
conduce poi verso altre mete spettacolari quali il Battistero,
interamente dipinto nella seconda metà del Trecento da Giusto de’
Menabuoi, all’Oratorio di
San Giorgio affrescato da Altichiero, e alla celeberrima Basilica
di Sant’Antonio dove, accanto a capolavori (altare di
Donatello), la fede e la devozione popolare verso il Santo ha
lasciato innumerevoli immagini di ex-voto.
PARMA
E I CASTELLI DEL PARMENSE

Parma,
“Atene d’Italia”, città colta e raffinata, ha conservato
atmosfere medievali e suggestioni rinascimentali di raro fascino i
cui splendidi artefici sono stati Antelami, Correggio, Parmigianino:
dal complesso monumentale romanico-gotico della Piazza del Duomo,
alle vicine chiese di Santa Maria della Steccata e di San Giovanni
Evangelista con la famosa Spezieria benedettina, alla Camera della
Badessa del convento femminile di San Paolo.
E
poi, a pochi chilometri, ecco il “triangolo d’oro” dei
castelli e delle rocche che ci parlano della ricchezza della
provincia parmense: la Rocca dei Rossi a San Secondo, splendida
dimora decorata con affreschi ispirati alla mitologia classica; la
Rocca di San Vitale a Fontanellato, suggestivo castello al centro
della cittadina con la famosa sala di Diana e Atteone dipinta da
Parmigianino; la Rocca Meli Lupi a Soragna, fastosa residenza con
sontuosi ed eleganti arredi e decori barocchi.
TRENTO
- BOLZANO "ASPETTANDO IL NATALE NEL CUORE DELLE ALPI
In
occasione dei consueti mercatini
natalizi di Trento e Bolzano un appuntamento emozionante nella città
dei Principi Vescovi e nell'affascinante capoluogo altoatesino,
punto d'incontro di due lingue, due culture e civiltà.
TRENTO
Trento è una piccola perla rinascimentale incastonata nelle
Alpi e circondata da vigneti e frutteti. Una città a misura
d'uomo,con il suo centro storico ricco di illustri monumenti : il
Castello del Buonconsiglio, con lo splendido ciclo
quattrocentesco dei Mesi a Torre dell'Aquila, la Loggia del Romanino
e le scenografiche decorazioni cinquecentesche; il Duomo e gli
antichi palazzi dalle facciate affrescate. Un tuffo nella storia e
nell'arte, rallegrato dall'euforica atmosfera prenatalizia che
caratterizza il mercatino di Natale, dove, nella più genuina
tradizione alpina, è possibile acquistare decorazioni e addobbi
natalizi, oggetti di artigianato locale e dolci tipici.
BOLZANO
- Nella centralissima Piazza Walther, il "salotto buono"
della città, voluta dal re Massimiliano di Baviera nel 1808, si
tiene ogni anno, a partire dall'ultimo week-end di Novembre, il
mercatino di Natale, rinomato e suggestivo come le vie del centro
storico di Bolzano, con le originali insegne in ferro battuto, come
la coloratissima e vivace Piazza delle Erbe. Un fascino di altri
tempi che si rinnova nel vicino Castel
Roncolo, a pochi chilometri dalla città: recentemente
restaurato nelle sue sale ospita uno dei più vasti cicli di
affreschi profani medievali.
|
QUARTIERE
DI STEPHANSDOM
Cuore
dell’antica Vienna, dominato dal Duomo la cui guglia “Steffi”
svetta a 100 m. di altezza. La Cattedrale, imponente e slanciata
secondo lo stile gotico, con il tetto a ripidi spioventi ricoperti
da 250.000 tegole in maiolica colorata, è punto di partenza per
scoprire questa zona ricca di librerie e galleria d’arte, di
edifici del Settecento con bei cortili, di chiese antiche
trasformate dal gusto barocco, di Caffè e locali fra cui la
graziosa Haas & Haas Tea e la modernissima Haas Haus, edificio
di vetro dalla struttura articolata e molto particolare.
HOFBURG

E’
la Vienna imperiale quella che si presenta fra le belle ed eleganti
strade di questa parte della città dove la nobiltà austriaca fece
erigere le sue ricche dimore intorno al vasto complesso dell’Hofburg:
l’insieme degli appartamenti imperiali degli Asburgo, tra cui la
residenza di Sissi. All’interno dell’Hofburg il famoso Maneggio
d’Inverno: costruito nel ‘700, riprende l’antica tradizione
della scuola di equitazione che risale al XVI secolo. I cavalli
lipizzani nati dall’incrocio fra cavalli arabi, berberi e
spagnoli, sono famosi per la resistenza fisica, ma soprattutto per
la grazia mostrata durante le suggestive esibizioni nell’arena del
maneggio.
In
mezzo a tanto splendore una nota moderna d’inizio secolo: la Loos
Haus in Michaelerplatz. L’architetto Adolf Loos fu fortemente
criticato per lo stile asciutto, particamente privo di decorazioni,
delle sue opere, un razionalismo ante litteram in un momento in cui
il liberty, o meglio la Sezessionstil trionfava!
Per
lo shopping non ci si dimentichi della Kärtnerstrasse!
GRABEN
e FREYBURG
Il
Graben è una piazza dalla forma allungata dominata dalla Pestsäule
(colonna della peste), da qui si raggiunge l’attigua zona del
Freyburg. Edifici ottocenteschi, la galleria coperta di vetri,
chiese come la Votivkirche, eretta in stile neogotico per lo
scampato assassinio di Francesco Giuseppe, arricchiscono questo
quartiere.
RING
Lungo
il Ring i palazzi del potere asburgico, l’Opera e il Burgtheater,
centri della vita culturale viennese, e il Kunsthistorisches Museum
con capolavori celeberrimi dal XV al XVIII secolo.
IL
BELVEDERE
Il
Belvedere con i suoi palazzi e i bellissimi giardini alla francese
rappresenta una
pausa di quiete in quella che fu concepita come residenza
estiva. Attualmente nel Belvedere Superiore è ospitata
l’importante galleria di dipinti del XIX e XX secolo, tra cui la
collezione di alcune delle opere più famose di Klimt.
LA
SECESSIONE
E LA HUNDERTWASSER HAUS
L’impronta
architettonica di Vienna non si esaurisce nel fasto e
nell’imponenza dei palazzi imperiali e nobiliari e nelle ricche
chiese, un marchio indelebile viene anche dalla fantasia e dallo
spiccato gusto decorativo modernista che ha nei maestri della
Secessione (J.M. Olbrich, O. Wagner, G. Klimt) degli autentici geni
creativi e liberi spiriti, come recita la frase sulla facciata del
Palazzo della Secessione: “DER ZEIT IHRE KUNST, DER KUNST IHRE
FREIHEIT” (“Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”)
Sempre
in tema di modernità, nel 1985 l’architetto Hundertwasser realizzò
un complesso di case popolari dai colori accesi, dalle linee mosse,
con torri e cupole a bulbo; case che si presentano come un
fantastico mondo che rompe con ogni tradizione e prassi costruttiva.
SCHÖNBRUNN
Residenza
estiva asburgica
circondata da innumerevoli giardini con fontane, statue,
piante e fiori di ogni genere (nel 1882 fu realizzata una serra
tropicale). Nelle sale preziosamente arredate con stucchi,
tappezzerie, specchi e lampadari di cristallo di Boemia si
ripercorrono le vicende della Casa d’Austria, da Maria Teresa a
Carlo I.
I
MERCATINI DI NATALE
I
mercatini di Natale sono sicuramente tra le attrazioni più famose e
suggestive da secoli.
Vi si trovano dolciumi e leccornie,
decorazioni scintillanti per gli addobbi natalizi, oltre ai prodotti
dell’artigianato locale.
Ogni paese e città nel periodo dell’Avvento si veste di nuove
luci e colori,
si trasforma in uno
scenario fantastico che rievoca atmosfere lontane e un mondo da
favola!
VENEZIA.
IL VOLTO
INSOLITO DELLA CITTA’ LAGUNARE

Abbandonando i tragitti più consueti del turismo, Venezia
riserva piacevoli e inaspettate sorprese, oasi di tranquillità,
talvolta veramente rara in questa splendida perla del Mediterraneo.
Il sestiere del Castello, con i suoi calli, ponticelli e campielli
è sicuramente uno di quei luoghi dove si percepisce la presenza
viva di una città che non è solo “per turisti”! Situato alle
spalle di Piazza San Marco, fu abitato da diverse comunità
straniere sempre ben accolte a Venezia, comunità che hanno lasciato
tracce profonde della loro presenza: dalla Chiesa ortodossa di San
Giorgio dei Greci, alla Scuola di San Giorgio agli Schiavoni,
fondata dai mercanti dalmati alla metà del XV secolo e
decorata da Vittore Carpaccio con un accattivante, fantasioso
ed esotico ciclo di teleri.
Nello stesso sestiere ci si imbatte nel Palazzo Querini
Stampalia, nobile dimora che ha conservato arredi, stucchi, specchi
del capriccioso rococò , nonché una importante collezione di
dipinti che illustrano la storia e la variegata società veneziana
immortalata dal pennello dei Bellini, di Canaletto, Longhi, Tiepolo
…
|
|
|
|
|