Questa è una sezione dedicata ad alcuni dei viaggi 
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UNA GIORNATA NELLA MARCA TREVIGIANA FRA ARTE E NATURA


LA VILLA - IL VENETO - PALLADIO

Il territorio veneto compreso nel triangolo Vicenza-Treviso-Padova, è fortemente segnato dalla presenza di ville: edifici extraurbani che sorgono principalmente dal XV secolo con caratteri e funzioni peculiari che li differenziano sostanzialmente sia dal palazzo di città, sia da ogni altra costruzione di campagna (fattoria, casa colonica).

La villa , in senso lato, ha radici lontane che affondano nell'epoca romana quando la mentalità pragmatica, utilitaristica dei patrizi romani, dopo secoli di guerre di conquista e di interessi architettonici e urbanistici tutti in funzione della costruzione di un grande e potente stato, si ripiega su se stessa in una concezione di vita più meditativa e salubre a contatto con la natura.

L' "otium", lo svago sono le motivazioni che fanno sì che nascano quelle famose ville descritte da Varrone, Catone, Virgilio, Orazio, Plinio il Giovane, Vitruvio...

Fortunatamente di alcune sono rimaste ampie testimonianze e non solo documentarie: la villa Adriana di Tivoli , quella di Catullo a Sirmione, le ville pompeiane...

Dopo la pausa dell' età medievale, durante la quale la dimora in campagna è legata al nuovo assetto della proprietà terriera e ai nuovi modi di condurre l'agricoltura (la gestione mezzadrile per esempio comporta un controllo sempre più diretto del padrone sul colono) e tale dimora non ha propria tipologia architettonica, è con l'Umanesimo che si riallacciano i ponti con il passato romano e l'uomo esprime nuovamente il desiderio di calarsi in una natura accogliente. La villa torna ad essere luogo di delizia, lontana dagli affanni cittadini (si pensi alle ville medicee dove Cosimo de' Medici si recava per coltivare l'anima).

Non è solo l' "otium" la molla che lancia il fenomeno - villa, Leon Battista Alberti ne aveva sottolineato l'utilità pratico- economica che sarà, però, carattere vincente soprattutto nel secolo successivo.

Le ville venete

E' attraverso questo passaggio che si arriva alle ville del Veneto,  regione dove se ne sono edificate in un grandissimo numero      (attualmente se ne contano circa quattromila, un patrimonio decisamente unico!) e dove la villa rappresenta un elemento saliente del paesaggio. Michelangelo Muraro conia una felice espressione che rende benissimo l'importanza di questo fenomeno nei suoi molteplici aspetti: egli parla infatti di civiltà delle ville venete, nata e sviluppatasi da un lato grazie ai proprietari terrieri, dall'altro agli architetti che opportunamente stimolati hanno formulato un nuovo stile in rapporto alla nuova funzione della villa.

Non è un caso che le ville vengano costruite lungo tre direttive:

- vicino a corsi d'acqua (siano fiumi, es. il Brenta, o canali collegati; da sempre i corsi d'acqua sono oggetto di controllo e cura particolare per scopi difensivi, ma anche economici e commerciali);

- vicino alle città (es. Vicenza);

- nella zona pedemontana in corrispondenza di risorgive (in rapporto allo sviluppo speculativo dell'agricoltura e in un momento in cui si giudica redditizio l'investimento di capitale nelle campagne).

I luoghi sono sempre ameni, piacevole lo "star in villa", ma la scelta dell'ubicazione della nuova dimora, che deve essere certamente confortevole e all'altezza del committente (in quanto comunque status simbol), cade su quelle proprietà fondiarie recentemente bonificate, ammodernate e sfruttate per avere su di esse un controllo diretto: la villa diventa il centro di una vera e propria azienda agricola.

 

MASER   -  Villa Barbaro di Andrea Palladio

La Villa , uno dei grandi temi dell’architettura del Rinascimento, venne realizzata dal Palladio tra il 1556 e il 1559. Qui l’artista fonde nel linguaggio classico la vocazione della villa quale luogo agricolo e di delizia, innestando con armonia ed equilibrio il fronte anticheggiante con le moderne “barchesse”, il tutto inserito nella rigogliosa natura. All’interno il Veronese mette in scena una grande decorazione che gioca tra realtà e inganno illusionistico creando finte architetture che si confondono con quelle vere, aprendo le pareti su luminosi e ariosi paesaggi, popolando ogni angolo con personaggi mitologici e ritratti della famiglia Barbaro.

 

ASOLO  -   Gioiello  della  Marca Trevigiana, meta  prediletta di  poeti, artisti e letterati. La città si presenta nel suo aspetto rinascimentale, con uno straordinario nucleo storico che fa perno intorno al Duomo  e con la suggestiva e misteriosa Rocca residenza della regina Caterina Cornaro.

POSSAGNO - Piccolo  borgo  che  ha  dato  i natali ad  Antonio  Canova,  il  più grande scultore neoclassico. Qui si trova il Tempio canoviano e la casa del maestro dove è stato raccolto tutto il materiale esistente alla sua morte nell’atelier romano. In un allestimento di forte impatto e suggestione, si ripercorre nella Gipsoteca l’iter artistico dello scultore attraverso i modelli in gesso originali e i bozzetti delle sue opere più famose: dalle “Tre Grazie” ad “Amore e Psiche”, dai ritratti di Napoleone a Paolina Borghese, dalle steli ai grandiosi monumenti funebri.

 


Una Giornata a Brescia IN OCCASIONE DELLA MOSTRA  

“MONET, LA SENNA , LE NINFEE.  
Il grande fiume e il nuovo secolo”

“Ho iniziato cose impossibili da farsi:
acqua con erbe ondeggianti sul fondo,
uno spettacolo meraviglioso,
ma da rendere pazzi a volerle ripetere”
 

Monet, Giverny, 2 giugno 1890



“Monet, la Senna , le ninfee. Il grande fiume e il nuovo secolo” questo il titolo della mostra dedicata ad un tema tanto affascinante che si tiene nella splendida cornice del Museo di Santa Giulia a Brescia. Una mostra  che conta più di cento opere di Monet, Pissarro, Sisley, Daubigny, Corot, Renoir e Caillebotte dove protagonista è la Senna con il suo lento scorrere.


 

In otto sezioni si ripercorre il cammino che ha portato alla rivoluzione impressionista partendo dai dipinti di Corot e Daubigny bagnati dalla luce del “pein air” riflessa sulle acque del grande fiume francese, per passare a quelle di Pissarro, Renoir, Sisley e l’eccezionale nucleo di opere di Caillebotte prestate dagli eredi.

Infine Monet, dagli esordi a Le Havre, dove già mostra tutto il suo interesse per la luce e l’acqua, alla grande stagione parigina con la Senna protagonista; le stagioni trascorse ad Argenteuil e a Vétheuil, sempre a contatto con il fiume dipinto con tocchi rapidi di colore vibrante che restituiscono la mutevolezza della luce. E infine, Giverny, la sua casa, ricostruita in scala, con il giardino, il laghetto, creato deviando il corso del fiume, il ponte giapponese e le ninfee …

BRESCIA “Leonessa d’Italia”

Brescia e le sue piazze, Brescia e le sue chiese, Brescia e le tracce del suo glorioso passato …

Dalla Brixia romana, di cui sono visibili i grandiosi e suggestivi resti del Foro e del Tempio Capitolino, alla città medievale con il Broletto, la Torre del Popolo, il Duomo Vecchio e la Rotonda ; dal Rinascimento di cui è testimonianza il Palazzo della Loggia e l’omonima piazza porticata con l’Orologio che dal Cinquecento scandisce il tempo che passa, all’epoca moderna segnata dal volto severo degli Anni Trenta di Piazza Vittoria. 


Una giornata a TORINO in occasione della mostra
 
“Gli impressionisti e  la neve ” 

Torino, Palazzina della Promotrice delle Belle Arti  

Il tema della mostra “La neve e l’inverno” si collega all’evento sportivo dei Giochi Olimpici Invernali  che si terranno a di Torino nel 2006.

Sono circa centocinquanta le opere presentate negli spazi suggestivi, completamente riportati all’antico splendore, della Palazzina della Promotrice delle Belle Arti, nel Parco del Valentino, tra  il Castello e il Po. Una mostra che si presenta come il primo vero grande confronto tra l’arte impressionista e l’arte di tutto il resto del Continente, nessuna nazione esclusa. 

Tutto ciò con il minimo comune denominatore della neve dipinta, che è stata elemento di straordinaria importanza nella seconda metà del XIX secolo. Ne nasce una splendida, diramatissima storia, che consentirà ai visitatori di fare molte scoperte. Poiché accanto ai nomi notissimi di Van Gogh, Monet, Gauguin, Manet, Sisley, Pissarro, Munch, Segantini e tanti altri, e accanto a molti tra i loro capolavori provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, vi saranno i capolavori meno noti di tutta una serie di artisti che hanno lasciato tracce indelebili nella storia della pittura.      

TORINO 

Torino non è propriamente una città ”a vocazione turistica”, eppure la sua storia e il suo patrimonio artistico sono di grande interesse e riguardano la storia di tutti noi. Da qui, infatti, partì il processo di unificazione del nostro Paese sotto l’egida della Monarchia Sabauda e Torino dell’Italia unita fu la prima capitale.

L’impronta del suo passato glorioso e ricco sta nelle ariose piazze, negli ampi viali, negli eleganti portici, nei palazzi e chiese barocche, nella severità di un’urbanistica geometricamente definita dalle strade che, seguendo il tracciato romano, si intersecano perpendicolarmente. E in mezzo a tanto rigore improvvisamente, lungo la riva del Po che bagna la città, appare come in un sogno un Borgo Medievale. Immerso nel verde del Parco Valentino, con le sue botteghe artigianali, i suoi vicoli, le case “antiche”, le torri merlate, il Borgo fa rivivere, secondo lo spirito romantico ottocentesco che lo ha concepito, la vita del Medioevo.  

Il Museo del Cinema e la Mole Antonelliana  



 

Il Museo del Cinema è invece ospitato nella celebre Mole Antonelliana. Edificio nato nel secondo Ottocento per essere Tempio israelitico, le sue vicende costruttive furono complesse e tormentate. Con un’altezza di  m.167,50 è l’edificio in muratura più alto in Europa, salendo si gode di una spettacolare vista panoramica sulla città,  sui colli torinesi e sulle Alpi che circondano Torino.

“Il Cinema vive nella Mole”: con questo slogan il 20 luglio 2000 si apriva  forse il Museo più importante dedicato alla cinematografia. Nei tre piani della Mole Antonelliana migliaia di pezzi fra apparecchi e accessori, materiali di scena e costumi, registrazioni sonore, manifesti, documenti fotografici, illustrano l’uscita, l’affermazione e gli sviluppi più recenti dell’industria cinematografica e, con un po’ di sana nostalgia, si riscoprono quei films  che hanno fatto grande il cinema.  


Due Giorni a Pisa e Lucca  in occasione della Mostra 

Cimabue a Pisa
La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto

(Pisa, Museo Nazionale di San Matteo)  


PISA

Fra le città toscane Pisa è l’unica ad essere quasi esclusa dal rinnovamento culturale ed artistico del Rinascimento: la sua fortuna, i suoi tesori sono infatti il frutto di uno sviluppo tutto medievale, quando, tra i secoli XII e XIII, Pisa divenne una grande potenza economica e politica. Repubblica marinara con le sue navi dominò il Mediterraneo, commerciò con terre lontane riportando ricchezze incomparabili … Il Medioevo coincise quindi con il periodo di massimo splendore: i numerosi edifici civili e religiosi, le piazze, i tipici vicoli stretti che corrono perpendicolari all’Arno, testimoniano, nella forma urbis del centro storico, la notevole stabilità economica e politica.

E il Campo dei Miracoli è lì a dimostrazione di tanto splendore e  bellezza di un’epoca gloriosa e florida: un vertice eccelso a cui seguì un lento ed inesorabile declino, decretato dalla rivale Genova con la sconfitta della Meloria nel 1284 e successivamente da Firenze. La perdita della Sardegna e del predominio sul mare relegò infine Pisa in una sorta di isolamento da quale uscì molti secoli dopo ...  


LUCCA

"I lucchesi si aggirano cauti nelle loro strette, buie, contorte strade, fitte e zeppe di muri e muraglie, a loro volta fasciate dalle alte mura della città, dai bastioni. E intorno al cerchio l'anello dei monti, quasi che quel posto sia l'unico stato della terra, l'unico vero governo. I lucchesi hanno una bellissima città, una delle più belle città del mondo, armonia, grazia, misura, musica... Essi conservano tutto e sopra ogni altro l'esperienza che dice di stare nella misura, anzi al di sotto di questa, fare il passo ancora più breve di quello che la gamba potrebbe compiere con facilità."

Mario Tobino, Sulla spiaggia e al di là del molo

Quali migliori parole per presentare una città di origini antichissime che ha incredibilmente conservato un volto antico chiuso dal profilo stellare delle sue mura?

Lucca è così, arroccata fra le mura, percorsa da stradine, segnata da splendidi monumenti medievali ( la Cattedrale , le torri …) e opere rinascimentali di somma bellezza come il monumento funebre di Ilaria del Carretto, ed infine la celebre piazza ovale dell’Anfiteatro, tappa obbligatoria per coloro che approdano a Lucca insieme al Volto Santo, crocifisso ligneo tunicato il cui culto sin dai tempi più remoti è profondamente sentito dai fedeli e da tutti i cittadini, tanto da farne emblema della città stessa.

Cimabue a Pisa 
La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto
 

 

“Cimabue a Pisa. La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto” è la prima tappa di un progetto triennale di grandi esposizioni dedicate alle origini della pittura cristiana in Occidente. Una prima tappa affascinante che riunisce una sequenza mozzafiato di capolavori nati in questa terra toscana, ma poi dispersi nel mondo e fatti rientrare per l’occasione. Una immensa “diaspora”  di cui è testimone  la “Madonna in trono con Bambino e Santi” e la “Flagellazione”, opere di Cimabue, conservate rispettivamente alla National Gallery di Londra ed alla Frick Collection di New York, tornate per la prima volta dopo secoli in Italia.

Nel Duecento Pisa fu uno dei centri più importanti e precoci nella “tramitazione” in Italia delle più aggiornate ricerche dell’arte bizantina, anche in conseguenza delle sue intense frequentazioni commerciali, politiche e militari nell’area. Dal vero e proprio pullulare di botteghe d’arte, prendono forma linguaggi nuovi destinati ad influenzare l’intera storia dell’arte italiana. E qui a Pisa oggi si ammira il meglio della feconda e raffinata produzione pittorica in città in un arco cronologico di circa 100 anni, vale a dire da Giunta Pisano - il più grande e innovativo pittore della prima metà del Duecento – fino all’arrivo dell’opera di Giotto, attraverso il “San Francesco che riceve le stigmate” (oggi conservato al Louvre), eseguito per l’omonima chiesa cittadina. Un panorama, questo, che appare ricchissimo.  

Una sezione della mostra è inoltre dedicata al livello raggiunto a Pisa nel Duecento dalle arti applicate e dalla miniatura, come evidenziato dalla Croce reliquiario in cristallo, dai Corali e dagli Exultet miniati provenienti dalle chiese di San Nicola, di San Francesco, di Santa Caterina e dal Duomo di Pisa, e da una copiosa serie di sigilli in bronzo di Confraternite e della città di Pisa, per la maggior parte inediti e oggetto di recenti restauri.


Una Giornata a Bergamo in occasione della Mostra

“Cézanne e Renoir.
30 capolavori dal Musée de l’Orangerie”

 

la mostra

Per la prima volta in Italia 32 dipinti che costituiscono un nucleo fondamentale del patrimonio del Musée de l'Orangerie di Parigi e che sono stati eccezionalmente concessi in prestito essendo attualmente in corso importanti lavori di ristrutturazione del museo francese, tali da comportarne la temporanea chiusura. Quattordici sono i lavori di Paul Cézanne (le celebri nature morte, i ritratti della moglie …), sedici invece le opere di Auguste Renoir ( da Ragazze al piano del 1892, uno dei pezzi più importanti e celebrati dell'artista francese, ai famosi ritratti di donne, alle nature morte, fino ai dipinti raffiguranti il figlio Claude) A queste opere si aggiungono anche una tela di Picasso e una di Matisse. Tutte le opere appartengono alla Collezione di Paul Guillaume, (1891-1934) critico, mercante e mecenate nella Parigi di Montparnasse.

Il  percorso espositivo permette di capire più fondo l'importanza storica ed artistica del fenomeno impressionista e del suo fondamentale ruolo di ponte verso l'arte moderna. Si presentano infatti le personalità opposte e complementari di Cézanne e Renoir, che di questo movimento rappresentano in un certo senso i due poli: il primo come sistematico ricercatore della struttura formale dell'immagine, e dunque maestro ideale di Picasso e del Cubismo, il secondo quale esponente di punta di una pittura giocata sulla visione istantanea e sul valore espressivo della luce e del colore in sé, e dunque in qualche modo precursore di Matisse e dei Fauves.


Due Giorni a Ravenna e Ferrara  in occasione della Mostra

“Il Cubismo. Rivoluzione e Tradizione” (Ferrara,Palazzo dei Diamanti)

Ravenna

“O la luce è nata qui o, qui imprigionata, libera regna”

Il riferimento va naturalmente ai mosaici di cui Ravenna è ricchissima: va alla luce che fa risplendere i colori, alla luce che si riflette nei mosaici dorati; all’atmosfera di grande suggestione che si prova entrando in edifici esternamente sobri nelle  murature in cotto, internamente trasfigurati dalla bellezza, dalla preziosità di rivestimenti musivi e marmorei che “spiazzano” lo spettatore coinvolgendolo nello sfavillio della luce.  

Ravenna è la città del mosaico, un primato riconosciutole anche dall’Unesco che ha dichiarato patrimonio dell’umanità i suoi   monumenti più belli.  

Il Mausoleo di Galla Placidia, Sant’Apollinare in Classe, Sant’Apollinare Nuovo, il Battistero degli Ariani, San Vitale … non sono che gli esempi più famosi, testimonianze preziose dell’importanza e dello splendore della città che fu capitale  ben tre volte: con i Romani, con i Goti di Teodorico ed infine durante l’Impero di Bisanzio.

Un ruolo, quello di capitale, che nel corso dei secoli andò perdendo. Lo stesso Porto di Classe venne in buona parte interrato e Ravenna, non più snodo di traffici e commerci, entrò nell’ombra. Durante il Basso Medioevo è da registrare, ciononostante, la presenza del sommo poeta Dante Alighieri che qui morì nel settembre del 1321: la sua tomba si trova presso i chiostri francescani.

Ferrara e gli Estensi

La cultura e l’arte tra Medioevo e Rinascimento  

 

Ferrara, definita da molti la più bella città dell’Emilia Romagna, ha conservato intatto il suo centro medievale-rinascimentale,memoria tangibile del glorioso passato di questa città che deve al governo illuminato degli Estensi il suo splendore.

Ferrara fu infatti per due secoli un vero e proprio crocevia d’arte e civiltà. Gli Este, signori di una corte fra le più prestigiose del tempo,  accolsero poeti quali Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, che qui composero rispettivamente l’Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata , e poi ancora il Boiardo, il Bembo;  chiamarono architetti del calibro di Leon Battista Alberti e Biagio Rossetti per ampliare (le “addizioni”) e per ammodernare in senso rinascimentale la città; presso la corte si formò la scuola pittorica ferrarese (l’Officina ferrarese) sollecitata dal mecenatismo dei duchi: Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Francesco del Cossa …

La grande stagione culturale di Ferrara prese avvio con  Alberto V che alla fine del Trecento fondò l’Università, ma trovò nel Rinascimento la massima espressione grazie a Leonello, Borso, Ercole I che,  sposatosi con Eleonora, figlia del Re di Napoli, diede fama internazionale al ducato, poi ancora, prima della crisi, Alfonso II.

Fasti antichi, mai dimenticati, che in questi ultimi anni sono tornati a rivivere grazie ad una politica di “museo diffuso” che si è prodigata in restauri monumentali, recuperi archeologici, grandi rassegne d’arte di alto profilo.

Fra i monumenti più significativi il Castello  Estense, la Cattedrale romanica, il Palazzo Schifanoia con il celebre ciclo di affreschi dei Mesi opera dell’Officina ferrarese, i Palazzi di Corso Ercole I d’Este, vera spina dorsale dell’Addizione erculea. Fra i Musei sono degni di nota, oltre al Museo della Cattedrale, al Museo Ebraico, quelli dedicati a personaggi per più motivi legati a Ferrara: dalla Casa dell’Ariosto, al Museo Giovanni Boldini; dal Museo De Pisis, a quello di Michelangelo Antonioni.

La Mostra a Palazzo dei Diamanti

“Il Cubismo. Rivoluzione e tradizione”  

Nell’autunno del 1908 Braque e Picasso, muovendo dalla lezione di Cézanne, inaugurarono un modo totalmente nuovo di rappresentare le forme e gli oggetti nello spazio, insomma di dipingere la realtà. Era l’inizio di una vera e propria rivoluzione che sovvertì i canoni tradizionali della pittura e segnò una svolta radicale nella storia dell’arte moderna. La mostra ferrarese, la prima grande esposizione dedicata al Cubismo in Italia, illustra i momenti salienti dello sviluppo di una delle più importanti correnti artistiche di tutti i tempi, dalla sua nascita fino agli anni Venti. Oltre alle opere di Braque e Picasso, quelle di Gris, Lèger, Derain, Gleizes, Metzinger che rappresentano la continuità del Cubismo, accanto ad opere di Delaunay, Mondrian, Soffici e Rivera segnate dalla forza e dalla modernità della lezione cubista. Opere provenienti dalle maggiori collezioni private e dai maggiori musei d’Europa e d’America: un’occasione da non perdere!

 

due giorni a Firenze in occasione della Mostra

“Botticelli e Filippino. L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento”

La Mostra


Una giornata a Genova in occasione della mostra 

L'Età di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi

LA CITTA

Genova è una città riservata e orgogliosa, una città  che merita una visita non frettolosa per apprezzarne la bellezza: l’atmosfera magica del Porto Antico, cuore pulsante della città, il golfo abbracciato dalle colline,  i palazzi sontuosi, le strade aristocratiche e i caruggi brulicanti di vita.

 


La mostra “Botticelli e Filippino. L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento” allestita nelle sale del Palazzo quattrocentesco del ricchissimo banchiere Filippino Strozzi, è  l’occasione per rivisitare Firenze ed in particolare per sviluppare un percorso nella città dei Medici, quei Medici che ne hanno segnato la storia, la cultura, l’arte. L’esposizione di Palazzo Strozzi presenta una raffinata selezione di opere veramente splendide di Botticelli, l’artista che più di ogni altri incarna l’ambiente colto della corte di Lorenzo il Magnifico e del suo allievo Filippino Lippi, del quale si celebrano i cinquecento anni delle morte. Insieme i due pittori diedero vita ad immagini delicate e poetiche di straordinario lirismo; immagini che, vissuti gli anni tormentati del Savonarola si trasformarono e si fecero accorate, appassionate e drammatiche.
“Grazia e inquietudine” il sottotitolo della mostra: la “grazia” emblema del secolo di Lorenzo il Magnifico, Di Poliziano, di Ficino, di Pico della Mirandola, la “grazia” che è eleganza intellettuale, raffinata rappresentazione dei sentimenti. E “l’inquietudine” che dopo la morte del Magnifico chiude un secolo splendido, il Quattrocento, e mette fine agli ideali  umanistici: la precarietà, l’angoscia cancellano ogni certezza, la predicazione minacciosa, apocalittica di Gerolamo Savonarola sarà tragicamente profetica…

Firenze al tempo dei Medici: da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico al Granduca Francesco I,
I’età d’oro del Rinascimento

 

LA MOSTRA : L'Età di Rubens.

Dimore, committenti e collezionisti genovesi

La presenza di Rubens a Genova nel primo quarto del Seicento coincide con la stagione di massimo splendore del patriziato locale, composto per la maggior parte da banchieri di recente nobiltà, ma dotati di disponibilità finanziarie immense. Ambizione, gusto raffinato e sapiente politica di investimenti concorrono in quegli anni alla nascita di collezioni artistiche straordinarie, in grado di competere con quelle dei maggiori sovrani europei dell'epoca.  

 


Percorrendo le strade di Firenze si rivivranno i momenti, la società e la cultura nel delicato passaggio tra Quattro e Cinquecento, attraverso l’arte di grandi maestri, dei mitici “geni fiorentini”.
Nella Galleria degli Uffizi ognuno di loro è rappresentato con opere eccezionali da Masaccio a Beato Angelico, da Botticelli a Leonardo da Vinci, dai pittori della crisi (Pontorno, Rosso Fiorentino) all’immenso Michelangelo…

Vi figuravano dipinti di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Frans Floris, Caravaggio, Annibale Carracci, Guido Reni, Ribera, Procaccini, Orazio e Artemisia Gentileschi, Strozzi, Van Dyck e, naturalmente, Rubens, in una sapiente commistione di opere contemporanee e del passato più recente e accreditato.
L’allestimento della mostra, che è il risultato di un meticoloso lavoro di ricerca, vuole offrire al visitatore proprio la suggestione di varcare la soglia di una quindicina di grandi dimore genovesi dell’epoca e di evocare le figure di alcuni di quei collezionisti e committenti straordinari: oltre un centinaio di opere tra dipinti, arazzi ed eccezionali argenti da parata, provenienti dai musei di tutto il mondo, consentono di seguire un percorso emozionante a ritroso nel tempo.
Le diverse sezioni presentano, tra le altre, la ricchissima quadreria di Gio.Carlo Doria - ritratto a cavallo proprio da Rubens - e la sua “Wunderkammer”, una camera delle meraviglie ricca di curiosità naturalistiche; la serie delle Arti Liberali di Frans Floris, acquistata ad Anversa da Gerolamo e Gio.Agostino Balbi e ricomposta qui per l’occasione; la spettacolare Morte di Argo dipinta da Rubens per Stefano Balbi, finanziere a Milano; la quadreria di Gio. Filippo Spinola, il primo in Europa ad aver assicurato alla sua collezione una delle grandi Cene di Veronese. Infine, due sezioni staccate sono previste in due dimore storiche della città divenute museo: presso la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, che conserva la quadreria di Ansaldo Pallavicino, e la Galleria di Palazzo Rosso dove si trovano significative testimonianze della quadreria Brignole Sale.


I luoghi dei Medici non possono non comprendere San Lorenzo che fu la loro chiesa e che fu prototipo degli ideali architettonici rinascimentali di razionale e classica misura e decoro. Fu anche luogo di sepoltura della famiglia, , nella Sacrestia Vecchia del Brunelleschi, in quella Nuova di Michelangelo, la cui potenza creativa, sia architettonica, sia scultorea, ha creato un insieme affascinane, ed infine nella Cappella dei Principi, fastoso e prezioso scrigno la cui opulenza e ricchezza maschera di fatto la crisi e la decadenza…

 

 

Una giornata a Bergamo in occasione della mostra e visita della Città Alta

Fra’ Galgario. Le seduzioni del ritratto del ‘700 europeo“ e I TESORI DI BERGAMO

 


UNA GIORNATA A VENEZIA IN OCCASIONE DELLA MOSTRA

I FARAONI

Venezia, Palazzo Grassi

 

Questa volta  Venezia, dopo aver già incontrato antiche e gloriose civiltà, apre le sue porte al mondo Egizio ed accoglie nella degna cornice di Palazzo Grassi circa 300 reperti e grandiose opere d’arte, provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo, dedicate alla figura del Faraone, alla sua regalità, alla sua divinità, ai riti, alle dinastie.

La storia dell’Egitto è legata del resto al Faraone: figlio del Dio Sole, posto sulla terra per respingere il male e il caos, per garantire la pace, la prosperità e il benessere. Le opere che celebrano il Faraone ci restituiscono immagini splendide per   materia e per arte: maschere funebri d’oro con i tratti ideali di una presenza sovrannaturale; statue ieratiche e immobili come fermo e assoluto era il suo potere; gioielli e oggetti preziosi, anche se d’uso quotidiano..  


 

La Mostra

Presso l’Accademia Carrara dal 2 ottobre prenderà vita una mostra-evento dedicata al pittore bergamasco Vittore Ghislandi, noto con il nome di Fra’ Galgario, vissuto a cavallo fra Sei e Settecento, fine interprete della temperie culturale del secolo e soprattutto grande ritrattista a livello europeo. E’ proprio sulla produzione di ritratti che la mostra pone l’accento: ritratti di forte presa, talvolta impietosi per la lucidità con cui il pennello di Fra’ Galgario scava e immortala volti accattivanti di bambini o laidi aristocratici avvolti da nastri e trini.

Oltre ai suoi dipinti, sarà possibile confrontare e ammirare la produzione di maestri italiani e stranieri del Settecento che hanno raggiunto con il Ghislandi i vertici della ritrattistica.

Un evento di grande impegno critico e di altissimo valore, cui probabilmente si affiancherà l’apertura straordinaria di illustri palazzi aristocratici di Bergamo che hanno conservato decori e arredi del XVIII secolo.

 

Bergamo

Numerosi sono i tesori che Bergamo possiede e che meritano di essere conosciuti, ma è la città stessa ad avere un fascino particolare: la città bassa, moderna, accogliente e luminosa ospita il Palazzo dell’Accademia Carrara, una delle Pinacoteche più importanti d’Italia; la città alta, antica, silenziosa e pittoresca  protegge con le mura cinquecentesche erette da Venezia, cui Bergamo fu soggetta per secoli, torri e campanili, palazzi e chiese di grande bellezza. Sulla piazza principale, Piazza Vecchia, si affacciano il Palazzo della Ragione, quello del Podestà veneto e la Torre civica. Accanto il centro religioso costituito dal Duomo, dalla Basilica di Santa Maria Maggiore con le preziose tarsie eseguite su disegno di Lorenzo Lotto, il Battistero e la celebre Cappella Colleoni realizzata da Giovanni Antonio Amadeo: fastoso mausoleo del condottiero Bartolomeo Colleoni, riccamente rivestito da marmi policromi e raffinate opere scultoree, è sicuramente uno dei capolavori del Rinascimento lombardo.


DUE GIORNI A SIENA E SAN GIMIGNANO
IN OCCASIONE DELLA MOSTRA

“Duccio. Alle origini della pittura senese”

Il Gotico e l’arte a Siena tra Duecento e Trecento. I valori civici medievali nella pittura sacra e profana da Duccio a Simone Martini  

 

DUE GIORNI A TREVISO E VICENZA IN OCCASIONE DELLA MOSTRA

“L'Oro e l'Azzurro" 

La Mostra: “L’Oro e l’Azzurro. I colori del Sud da Cézanne a Bonnard”

 


 

 

 

 

Il titolo suggerisce quello che è il filone della rassegna: il colore. Quel colore che è il protagonista in tanta pittura tra Otto e Novecento; quel colore che è vibrazione, emozione; quel colore che cattura le luci della natura, del paesaggio, soprattutto della Francia meridionale che si affaccia splendida sulla costa mediterranea. E’ il colore steso in modo costruttivo da Cézanne che immortala in mille vedute la sua Provenza; è il colore personale e gioioso di Matisse e compagni; è il colore piatto e raffinato di Pierre Bonnard. ”L’oro e l’azzurro”: l’oro del sole e l’azzurro intenso e palpabile del mare e del cielo del Sud.

 

La Città: Treviso

 

Nonostante Treviso sia ormai una meta consueta dei nostri itinerari, ogni volta ne scopriamo qualche aspetto nuovo. Quest’anno ci accosteremo e conosceremo un gioiello della città: il complesso conventuale di Santa Caterina, il cui recupero iniziato nel dopoguerra è ora finalmente concluso. All’interno della chiesa ammireremo splendide pitture tardogotiche ad opera di Gentile da Fabriano e allievi e il prezioso e incantevole ciclo con le Storie di Sant’Orsola dipinto da Tommaso da Modena tra il 1355 e il 1358.

Bassano del Grappa

Piacevole e suggestiva meta: Bassano bagnata dalle acque del fiume Brenta, è famosa per il pregiato distillato e per il Ponte degli Alpini simbolo della città, ma presenta anche suggestive piazze e antichi e nobili palazzi.

Marostica  

Cittadina medievale fortificata è celebre nel mondo per la storica partita a scacchi che dal 1454 viene giocata sulla Piazza del Castello Inferiore da uomini in costume e cavalli.

Vicenza

 

Il comune di Vicenza ha promosso un progetto  che si articola nell’arco di un paio di anni mirato a valorizzare il volto rinascimentale della città, che deve ad Andrea Palladio e ai suoi allievi il ruolo di vera capitale dell’architettura.

La straordinaria stagione palladiana, che coincide con il rigoglio economico e politico di Vicenza, ha lasciato pregevoli palazzi in cui il classicismo si sposa con invenzioni sorprendenti: dalla celebre Basilica Palladiana, a Palazzo Chiericati, dalla Villa Capra “La Rotonda” al Teatro Olimpico. Quest’ultimo, progettato da Palladio su modello dei teatri antichi, ha una splendida scena disegnata da Vincenzo Scamozzi. Arcate sovrapposte, colonne, statue, prospettive di strade creano illusionistiche e profonde vedute che fanno di questa scena una delle più belle esistenti al mondo.


UNA GIORNATA A COMO 

COMO E LE SPONDE DEL SUO LAGO  
Il fascino del tempo passato fra ville, giardini e antiche mura
 

Lungo le sponde del Lago di Como si affacciano splendide ville in una cornice di monti e di verde di grande suggestione. Fra queste una delle più celebri è la Villa Carlotta a Tremezzo: nelle sale di questa dimora neoclassica si trova la raccolta d’arte di Giovanni Battista Sommariva, che collezionò opere dei maggiori artisti della sua epoca (Canova, Thorvaldsen). Ma la Villa è altresì famosa per l’incantevole giardino botanico dal quale si gode una suggestiva vista sulle Grigne e sul lago proprio di fronte a Bellagio e alla Villa Melzi.

Tra le mura di Como, lungo il  tracciato delle sue vie strette e perpendicolari si scoprono palazzi storici e antiche chiese. Da Piazza San Fedele, area dell’antico mercato, alla Piazza della Cattedrale con l’imponente e affascinante mole del Duomo, alla zona della Cortesella dove si trova Sant’Abbondio, tipico esempio di architettura romanica con forti influssi transalpini, famosa per il ciclo di affreschi del Trecento.  


L’ AUSTRIA E I MERCATINI DI NATALE

V I E N N A

Ogni guida della città di Siena si apre con le parole incise sulla fronte della porta più importante, la Porta Camollia, “Cor magis tibi Sena pandit” “Siena ti apre il suo cuore più largo di questa porta”. E’ un benvenuto che da secoli ricevono tutti coloro che qui giungono, un tempo attraverso l’antica Via Francigena percorsa da pellegrini e viandanti, oggi attraverso le moderne vie di comunicazione.

Ma nonostante il
viaggiare più comodo e veloce, il fascino dei colli senesi; il paesaggio verdeggiante punteggiato da ulivi, viti, cipressi; i borghi medievali con mura e torri; le suggestive abbazie che ci conducono fuori dal tempo; le colline argillose della parte meridionale del territorio senese e la città stessa in pietra e cotto sono rimasti intatti: quasi nulla è cambiato nel fluire del tempo che lega in modo indissolubile passato e presente.

“Siena ti apre il suo cuore” e con esso svela la sua storia, il carattere fiero e ambizioso dei senesi che hanno fatto fiorire la loro città con quell’immagine elegantemente mondana, ma insieme anche mistica (a Siena nacque,visse e ricevette le stigmate Santa Caterina), soprattutto nei secoli d’oro del Due e Trecento, prima che la “morte nera” (1348) ne arrestasse lo sviluppo.

E’ a questo momento che fa riferimento la mostra dedicata a colui che fu il fondatore della scuola pittorica senese: Duccio di Buoninsegna.

LA MOSTRA: DUCCIO. LE ORIGINI DELLA PITTURA SENESE

E’ la prima mostra monografica dedicata a Duccio di Buoninsegna: Siena finalmente rende omaggio al capostipite dell’arte senese che ha segnato profondamente, non solo l’ambito pittorico, ma tutta la cultura di questa città con la raffinatezza cromatica, con la morbida e sinuosa linearità, con il tono malinconico della sua arte.

L’occasione è offerta dal restauro della grande vetrata circolare ideata da Duccio per l’abside del Duomo. La possibilità di accostarsi a questo capolavoro dell’arte vetraria è veramente unica, così come l’affascinante percorso costruitole intorno attraverso le opere del Maestro, ma anche degli artisti che lo hanno preceduto e seguito riprendendone lo stile. Opere pittoriche, scultoree e di oreficeria: testimonianze preziose di un’arte elegante e raffinata tipica del gusto senese aristocratico e cortese.

Oltre alle opere esposte in mostra, di Duccio si potrà ammirare la grandiosa Maestà, da lui eseguita per l’altare maggiore del Duomo tra il 1308 e il 1311, conservata nel Museo dell’Opera, e l’affresco del “Castello di Giuncarico” nel Palazzo Pubblico.

Infine il percorso duccesco si conclude con un inedito:  gli affreschi della cripta del Duomo che, recentemente scoperti e restaurati, brillano nei loro colori sontuosi (blu lapislazzuli) e ori splendenti.

SIENA

Siena sorge sulla dorsale di tre colli, da cui si dipartono tre vie che sono l’ossatura della città e che si prolungano entro la cerchia di mura antiche che circoscrivono e proteggono l’impianto medievale urbano.

Le origini di Siena sono incerte e leggendarie, ma certo è il suo sviluppo che si manifesta con il consolidarsi di un potere oligarchico (il Governo dei Nove) rappresentato dalle famiglie di grandi mercanti e banchieri che assicurano, dalla fine del Duecento al 1355, prosperità ai senesi e dotano la città di insigni monumenti, quali il Palazzo Pubblico e il Duomo, insieme alle grandiose chiese degli ordini mendicanti di San Francesco, San Domenico e Santa Maria dei Servi.

Il Palazzo Pubblico in particolare, con la Torre del Mangia che svetta a più di cento metri sulla eccezionale Piazza del Campo, ampio spazio a forma di conchiglia, è cuore della città e simbolo dei valori civici e degli ideali medievali ancora oggi perpetuati nel famoso Palio.

Ma l’apice dell’arte senese è toccato dalla pittura. Le opere di Duccio di Buonisegna, Simone Martini, dei Lorenzetti hanno incarnato la devozione religiosa del tempo e l’orgoglio comunale di Siena. Basti pensare alla Maestà di Duccio, trasferita dalla bottega del pittore al Duomo con una processione solenne e festosa; all’affresco di Simone Martini nella Sala del Mappamondo di Palazzo Pubblico dedicato a Guidoriccio da Fogliano, vittorioso capitano di ventura al servizio di Siena, o ancora ai celebri dipinti di Ambrogio Lorenzetti che nella sede del potere celebrano il Buon Governo e denunciano i pericoli del Cattivo Governo: vero compendio dello spirito medievale.

L’ultima stagione artistica che vede Siena ancora protagonista si gioca a cavallo tra il XV e XVI secolo, ne sono protagonisti i senesi Sassetta, Vecchietta, Sodoma e Domenico Beccafumi. Con loro si chiude un’epoca e la gloriosa storia di questa città.

Sacro e profano si incontrano quindi nella città di Siena, ma anche nelle terre vicine, fra i colli punteggiati da ulivi, viti, cipressi, e nei borghi che hanno mantenuto l’aspetto e l’atmosfera dei secoli passati: come a San Gimignano con le sue torri simbolo del potere e dello spirito medievale in continua tensione verso il cielo, verso il divino.



una giornata A Mantova IN OCCASIONE DELLA mostra

“Gonzaga. La Celeste Galleria”

“…questa è una bellissima città e degna c’un si muova mille miglia per vederla” (T.Tasso, 1586)  


Certamente nel Cinquecento recarsi a Mantova poteva essere un’impresa, ma di fronte alla sua bellezza i rischi e i tempi si annullavano. Oggi il nostro viaggiare comodo ci consente forse di apprezzare ancor di più lo splendore di questa città “in forma di Palazzo” circondata non da mura ma dall’acqua silente del suo fiume, il Mincio, che la cinge con i laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore.

 

Mantova è una città d’arte fra le più visitate nel nord Italia: straordinari sono i suoi palazzi, Palazzo Ducale e Palazzo Te; suggestive le sue piazze, Piazza Sordello, ampio spazio che ha visto decollare e imporsi la dinastia dei Gonzaga, e Piazza Erbe, cuore e salotto pulsante di vita; preziosi i suoi tesori che portano la firma dei più celebri artisti del Rinascimento, Mantegna, Pisanello, Giulio Romano…


 

Ma oggi l’occasione di visita è ancor più ghiotta: le collezioni dei Gonzaga, celeberrime in tutto il mondo per la ricchezza e l’importanza delle migliaia di opere raccolte nelle sale del Palazzo Ducale da ben sei generazioni, da Isabella d’Este a Ferdinando Gonzaga, sono tornate nella loro città dopo la distruzione e i saccheggi del 1627.

   

 

Una selezione meticolosa di dipinti, bronzetti, gioielli provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo è stata esposta nelle Fruttiere di Palazzo Te. Dopo quattro secoli le opere dei Gonzaga tornano in un allestimento che rievoca le sale del Palazzo Ducale che le ospitava: artisti come Mantegna, Correggio, Giulio Romano, Tintoretto, Rubens, Guido Reni…propongono nel loro accostamento confronti e intrecci interessanti.


PADOVA. GIOTTO, DONATELLO E MANTEGNA.

LA CULTURA PADOVANA  
DALLA CORTE DEI CARRARESI ALL’UMANESIMO
 

 

Padova è una città che ha mantenuto, nonostante lo sviluppo moderno, il fascino, l’atmosfera e i ritmi del passato, nonché l’aspetto colto della cultura umanistica che ruota intorno alla prestigiosa e antica Università.

In un percorso che si snoda attraverso l’intera città, passando per i luoghi di maggiore interesse storico-artistico, si scopre lo splendido e monumentale ciclo pittorico di Giotto nella Cappella di Enrico degli Scrovegni, la Chiesa degli Eremitani, all’interno della quale si conservano, oltre a decorazioni trecentesche, anche le tracce, seppure frammentarie, degli affreschi del giovane Mantegna. Dagli Eremitani, dopo una sosta allo storico Caffè Pedrocchi, si volge verso il Palazzo della Ragione con i suggestivi dipinti astrologici dei Mesi e dei Mestieri in cui, fra figurazioni fantastiche  e allegoriche, si rappresenta l’influenza dei pianeti sull’attività dell’uomo.  

L’itinerario conduce poi verso altre mete spettacolari quali il Battistero, interamente dipinto nella seconda metà del Trecento da Giusto de’ Menabuoi, all’Oratorio di San Giorgio affrescato da Altichiero, e alla celeberrima Basilica di Sant’Antonio dove, accanto a capolavori (altare di Donatello), la fede e la devozione popolare verso il Santo ha lasciato innumerevoli immagini di ex-voto.  


PARMA E I CASTELLI DEL PARMENSE 

 

Parma, “Atene d’Italia”, città colta e raffinata, ha conservato atmosfere medievali e suggestioni rinascimentali di raro fascino i cui splendidi artefici sono stati Antelami, Correggio, Parmigianino: dal complesso monumentale romanico-gotico della Piazza del Duomo, alle vicine chiese di Santa Maria della Steccata e di San Giovanni Evangelista con la famosa Spezieria benedettina, alla Camera della Badessa del convento femminile di San Paolo.  

E poi, a pochi chilometri, ecco il “triangolo d’oro” dei castelli e delle rocche che ci parlano della ricchezza della provincia parmense: la Rocca dei Rossi a San Secondo, splendida dimora decorata con affreschi ispirati alla mitologia classica; la Rocca di San Vitale a Fontanellato, suggestivo castello al centro della cittadina con la famosa sala di Diana e Atteone dipinta da Parmigianino; la Rocca Meli Lupi a Soragna, fastosa residenza con sontuosi ed eleganti arredi e decori barocchi.


TRENTO - BOLZANO "ASPETTANDO IL NATALE NEL CUORE DELLE ALPI  

 

In occasione dei consueti  mercatini natalizi di Trento e Bolzano un appuntamento emozionante nella città dei Principi Vescovi e nell'affascinante capoluogo altoatesino, punto d'incontro di due lingue, due culture e civiltà.

TRENTO  Trento è una piccola perla rinascimentale incastonata nelle Alpi e circondata da vigneti e frutteti. Una città a misura d'uomo,con il suo centro storico ricco di illustri monumenti : il Castello del Buonconsiglio, con lo splendido ciclo quattrocentesco dei Mesi a Torre dell'Aquila, la Loggia del Romanino e le scenografiche decorazioni cinquecentesche; il Duomo e gli antichi palazzi dalle facciate affrescate. Un tuffo nella storia e nell'arte, rallegrato dall'euforica atmosfera prenatalizia che caratterizza il mercatino di Natale, dove, nella più genuina tradizione alpina, è possibile acquistare decorazioni e addobbi natalizi, oggetti di artigianato locale e dolci tipici.

BOLZANO - Nella centralissima Piazza Walther, il "salotto buono" della città, voluta dal re Massimiliano di Baviera nel 1808, si tiene ogni anno, a partire dall'ultimo week-end di Novembre, il mercatino di Natale, rinomato e suggestivo come le vie del centro storico di Bolzano, con le originali insegne in ferro battuto, come la coloratissima e vivace Piazza delle Erbe. Un fascino di altri tempi che si rinnova nel vicino Castel Roncolo, a pochi chilometri dalla città: recentemente restaurato nelle sue sale ospita uno dei più vasti cicli di affreschi profani medievali.

 

QUARTIERE DI STEPHANSDOM

 

Cuore dell’antica Vienna, dominato dal Duomo la cui guglia “Steffi” svetta a 100 m. di altezza. La Cattedrale, imponente e slanciata secondo lo stile gotico, con il tetto a ripidi spioventi ricoperti da 250.000 tegole in maiolica colorata, è punto di partenza per scoprire questa zona ricca di librerie e galleria d’arte, di edifici del Settecento con bei cortili, di chiese antiche trasformate dal gusto barocco, di Caffè e locali fra cui la graziosa Haas & Haas Tea e la modernissima Haas Haus, edificio di vetro dalla struttura articolata e molto particolare.

HOFBURG

E’ la Vienna imperiale quella che si presenta fra le belle ed eleganti strade di questa parte della città dove la nobiltà austriaca fece erigere le sue ricche dimore intorno al vasto complesso dell’Hofburg: l’insieme degli appartamenti imperiali degli Asburgo, tra cui la residenza di Sissi. All’interno dell’Hofburg il famoso Maneggio d’Inverno: costruito nel ‘700, riprende l’antica tradizione della scuola di equitazione che risale al XVI secolo. I cavalli lipizzani nati dall’incrocio fra cavalli arabi, berberi e spagnoli, sono famosi per la resistenza fisica, ma soprattutto per la grazia mostrata durante le suggestive esibizioni nell’arena del maneggio.

In mezzo a tanto splendore una nota moderna d’inizio secolo: la Loos Haus in Michaelerplatz. L’architetto Adolf Loos fu fortemente criticato per lo stile asciutto, particamente privo di decorazioni, delle sue opere, un razionalismo ante litteram in un momento in cui il liberty, o meglio la Sezessionstil trionfava!

Per lo shopping non ci si dimentichi della Kärtnerstrasse!

GRABEN e FREYBURG

Il Graben è una piazza dalla forma allungata dominata dalla Pestsäule (colonna della peste), da qui si raggiunge l’attigua zona del Freyburg. Edifici ottocenteschi, la galleria coperta di vetri, chiese come la Votivkirche, eretta in stile neogotico per lo scampato assassinio di Francesco Giuseppe, arricchiscono questo quartiere.

RING

 

Lungo il Ring i palazzi del potere asburgico, l’Opera e il Burgtheater, centri della vita culturale viennese, e il Kunsthistorisches Museum con capolavori celeberrimi dal XV al XVIII secolo.

 

IL BELVEDERE

 

Il Belvedere con i suoi palazzi e i bellissimi giardini alla francese rappresenta una  pausa di quiete in quella che fu concepita come residenza estiva. Attualmente nel Belvedere Superiore è ospitata l’importante galleria di dipinti del XIX e XX secolo, tra cui la collezione di alcune delle opere più famose di Klimt.

LA SECESSIONE E LA HUNDERTWASSER HAUS

L’impronta architettonica di Vienna non si esaurisce nel fasto e nell’imponenza dei palazzi imperiali e nobiliari e nelle ricche chiese, un marchio indelebile viene anche dalla fantasia e dallo spiccato gusto decorativo modernista che ha nei maestri della Secessione (J.M. Olbrich, O. Wagner, G. Klimt) degli autentici geni creativi e liberi spiriti, come recita la frase sulla facciata del Palazzo della Secessione: “DER ZEIT IHRE KUNST, DER KUNST IHRE FREIHEIT” (“Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”)

Sempre in tema di modernità, nel 1985 l’architetto Hundertwasser realizzò un complesso di case popolari dai colori accesi, dalle linee mosse, con torri e cupole a bulbo; case che si presentano come un fantastico mondo che rompe con ogni tradizione e prassi costruttiva.

SCHÖNBRUNN

 

Residenza estiva asburgica  circondata da innumerevoli giardini con fontane, statue, piante e fiori di ogni genere (nel 1882 fu realizzata una serra tropicale). Nelle sale preziosamente arredate con stucchi, tappezzerie, specchi e lampadari di cristallo di Boemia si ripercorrono le vicende della Casa d’Austria, da Maria Teresa a Carlo I. 

I MERCATINI DI NATALE

I mercatini di Natale sono sicuramente tra le attrazioni più famose e suggestive da secoli. 
Vi si trovano dolciumi e leccornie, decorazioni scintillanti per gli addobbi natalizi, oltre ai prodotti dell’artigianato locale. 
Ogni paese e città nel periodo dell’Avvento si veste di nuove luci e colori, 
si trasforma in uno scenario fantastico che rievoca atmosfere lontane e un mondo da favola!


VENEZIA. IL VOLTO  INSOLITO DELLA CITTA’ LAGUNARE




Abbandonando i tragitti più consueti del turismo, Venezia riserva piacevoli e inaspettate sorprese, oasi di tranquillità, talvolta veramente rara in questa splendida perla del Mediterraneo. Il sestiere del Castello, con i suoi calli, ponticelli e campielli è sicuramente uno di quei luoghi dove si percepisce la presenza viva di una città che non è solo “per turisti”! Situato alle spalle di Piazza San Marco, fu abitato da diverse comunità straniere sempre ben accolte a Venezia, comunità che hanno lasciato tracce profonde della loro presenza: dalla Chiesa ortodossa di San Giorgio dei Greci, alla Scuola di San Giorgio agli Schiavoni, fondata dai mercanti dalmati alla metà del XV secolo e  decorata da Vittore Carpaccio con un accattivante, fantasioso ed esotico ciclo di teleri.

Nello stesso sestiere ci si imbatte nel Palazzo Querini Stampalia, nobile dimora che ha conservato arredi, stucchi, specchi del capriccioso rococò , nonché una importante collezione di dipinti che illustrano la storia e la variegata società veneziana immortalata dal pennello dei Bellini, di Canaletto, Longhi, Tiepolo …